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appelli

 

Per i Cobas un obiettivo: «Abrogare tutte le leggi Moratti»
di Valentina Petrini

Lunedì 15 novembre c’era tutta la scuola pubblica in piazza contro la Moratti. Due cortei, due anime che fino alla fine non sono riuscite ad arrivare unite a questo appuntamento. Da piazza della Repubblica alla dieci è prevista la partenza dello spezzone di Cobas e Unicobas. Dall’altra parte ci sono i confederali, Cgil-Cisl-Uil. Niente accordo tra i due. Le divisioni ci sono e restano. «E sono politiche purtroppo», mormorano i sindacalisti in piazza.

Il senso della divisione si coglie dalle parole d’ordine. I Cobas scendono in piazza con uno striscione d’apertura che chiede l’abrogazione di tutte le leggi Moratti. Niente trattative o cancellazioni di alcune parti della legge. Niente accordi parziali sulla questione del tutor e del tempo pieno. «Se siamo contrari alla figura del tutor che introduce la riforma Moratti, non possiamo discutere per una ristesura di parte della legge. Dobbiamo chiederne il ritiro e basta». Piero Bernocchi, segretario nazionale dei Cobas scuola non ha dubbi sulle scelte del suo sindacato. «In fin dei conti non siamo stati noi a volere due cortei – ci spiega mentre camminiamo su via Cavour - abbiamo provato a proporre che i due spezzoni confluissero in una stessa piazza ma Cisl e Uil non hanno voluto e allora pazienza».

Peccato per le decine di migliaia di docenti, studenti e insegnanti che oggi sono venuti a Roma da tutte le città d’Italia. Dai coordinamenti contro la Moratti nati in questi anni in tutte le regioni, arrivano cifre di partecipazione allo sciopero storiche. Quattro scuole su cinque hanno aderito al 15 novembre di mobilitazione. Più dell’80 per cento dei docenti si è astenuto dal fare lezione. «Oggi comunque conta che da una parte e dall’altra migliaia di persone stiano dicendo no alla Moratti», getta acqua sul fuoco il segretario nazionale dei Cobas e riprende la testa del corteo.

Anche Anna Grazia Stammati, dell’esecutivo nazionale dei Cobas, è dello stesso parere: «Noi apriamo questo corteo con i coordinamenti degli insegnanti e dei genitori. Mi sembra una chiara risposta al ministro Moratti e a chi non ha voluto l’unità –replica – Volevamo uno sciopero unitario che racchiudesse tutte le anime del movimento per la difesa della scuola pubblica, perché questa battaglia la vogliamo vincere. Ma evidentemente non è stato possibile».

Cerchiamo di spiegare meglio le divergenze tra le due piazze. Che cos’ è il “tutor” che introduce la riforma Moratti? «Il tutor è quella figura di “super-docente” che secondo la Moratti dovrebbe avere più competenze e maggiori responsabilità all’interno del nucleo scolastico – è Stefano D’Errico della segreteria nazionale dei Cobas che ci spiega una parte della legge- In sostanza con questo tutor si ritornerà alla figura del professore unico di un tempo, creando delle differenze e delle spaccature all’interno del corpo docenti. La Cisl e la Uil vogliono discutere per una revisione di alcune parti della legge. Noi no. Non contrattiamo ne ridiscutiamo nulla di questa legge. Abrogazione e basta».

Graziella Argidas è una docente del 61° circolo di Roma, che all’unanimità lo scorso anno ha bocciato questa riforma. «Noi non vogliamo la frammentarizzazione della categoria. Siamo docenti, tutti con un bagaglio di esperienza e preparazione inestimabile – ci dice- il tutor diventerebbe un tuttologo come il professore unico di un tempo, battendoci perché fosse sostituito da una pluralità di insegnanti a contatto con i bambini. Per questo oggi sono qui».

Ma le divisioni ai vertici spesso non rispecchiano chi la protesta la fa dal basso. «Noi siamo arrabbiatissime per queste due manifestazioni –ci risponde Anna Laura Cesarano, insegnate di scuola media a Castel Nuovo di Porto, che parla anche per la sua collega al suo fianco- Prima facciamo una parte di corteo qui e poi andiamo anche all’altra manifestazione a piazza Navona. Ma così non si va molto avanti. Sono le solite divisioni di questa sinistra». Un’altra signorina si avvicina e ci chiede: «Scusi ma questo corteo dove va?». A piazza Venezia. «Ma è vero che c’è ne anche un altro?». Si, arriva a piazza Navona. «E sono tutti e due contro la Moratti». Sì. «Incredibile». Storia vera, accaduta per caso, che dà il senso dello stupore di chi dal basso vuole solo una scuola libera di crescere e di migliorarsi.

A piazza Venezia dove il corteo dei Cobas si conclude, il coordinamento di insegnati e genitori di Venezia attraversa il cordone di polizia e si dirige verso piazza Navona: «Noi vogliamo che la Moratti vada a casa. Oggi nessuna divisione potrà essere più forte di questo obiettivo», dice la signora Serena, con le sue due figlie Caterina di 10 anni e Veronica di 6.

La battaglia la vogliono vincere genitori e insegnanti che oggi da Genova, Bologna, Siena, Pistoia, Taranto, Milano, Macerata, Salerno, Trieste, Gorizia, Viareggio, Venezia, Torino, Pisa, Roma, Viterbo, Napoli, il coordinamento dalla Sicilia e dalla Basilicata. «Può scrivere per favore che questa battaglia la vinceremo». Anche Dina Capozio è un’insegnante della scuola media Luca D’Aosta di Roma. Cerca la nostra attenzione mentre scorriamo il corteo: «La scuola è il luogo dell’incontro e del dialogo. Noi insegnati promuoviamo integrazione. Loro solo divisioni, per questo vinceremo».

Un ultimo dato: la partecipazione degli studenti. Da tanto le piazze non si riempivano di una rappresentanza così massiccia degli studenti, delle scuole superiori soprattutto, ma anche dell’università. Riuniti sotto la sigla Rete studentesca nazionale “Sempre ribelli” (collettivi, sigle della sinistra antagonista, giovani comunisti), hanno partecipato al corteo dei Cobas. «Ci sono delle divisioni politiche storiche», ci dicono gli studenti del coordinamento interfacoltà, studenti universitari di Napoli. «Noi vogliamo che tutti i punti delle nostre richieste vengano accolti e non solo una parte. Lottiamo contro la Moratti e contro la precarietà come tutti coloro che sono in questo corteo fanno. Quindi nessuna trattativa».

Ma anche gli studenti se avessero potuto scegliere la divisione non l’avrebbero cercata. Alvin Palmi, 21 anni studente universitario di Bologna parla a nome della Rete nazionale: «Il 6-7 novembre abbiamo organizzato un’assemblea nazionale a Bologna del mondo studentesco. Da qui è partita la nostra ufficiale richiesta di fare un solo corteo e non due come poi è stato». E la scelta di stare con i Cobas? «Ovviamente è scontata – conclude Palmi- la lotta alla precarietà non si vince con questa scuola e con nessuna trattativa parziale per correggere il testo della legge. Da futuri precari oggi non potevamo che essere qui».

La giornata si conclude sotto la pioggia e visto che in piazza da una parte e dall’altra ci sono migliaia di professori, la pagella è d’obbligo. Ma questa volta ad essere giudicato è il ministro Moratti. Due palloni giganti reggono in aria il lenzuolo bianco con la sua pagella. Scuola pubblica d’Italia, scheda di valutazione dell’alunna Letizia Moratti, classe 1Z, nata a Milano il 26/11/49. Voti: 1 in tutte le materie, tranne un 2 in Legislazione scolastica, un 9 in Taglio (degli organici) e cucito (con Tremonti) e un 8 in Management aziendale. Conclusione: bocciata!

fonte: L'Unità on line



scritto da alp | 09:03 | commenti | Torna in plancia

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scuola



sabato, giugno 12, 2004
 
Dopo l'ondata di caldo record dello scorso anno
dai ghiacciai francesi emerge un mare di sporcizia
Monte Bianco, rabbia dei sindaci
"Troppi rifiuti per le scalate"

Parte una campagna di sensibilizzazione ambientale
Per gli escursionisti divieto di sostare con le tende

PARIGI - Un mare di rifiuti, dai ghiacciai del Monte Bianco. Una enorme massa di sporcizia i è venuta a galla per l'enorme ondata di caldo che ha colpito l'Europa nel 2003. Ora le autorità dell'Alta Savoia hanno deciso di correre ai ripari e dal 19 giugno faranno partire una campagna di sensibilizzazione ambientale rivolta ai circa 20.000 alpinisti che ogni anno, durante il periodo estivo, cercano di scalare il "tetto d' Europa".

Il problema sporcizia si era già presentato in tutta la sua gravità alla fine dell' estate scorsa, dopo un sopralluogo che il sindaco di Saint Gervais, Jean Marc Peilleux, ha compiuto in elicottero al rifugio di Gouter ("Camping Testa Rossa"), a 3.810 metri di altitudine. "Il velivolo - racconta - è atterrato in mezzo ad escrementi in un ghiacciaio reso giallo dall' urina.
Questo rifugio può ospitare al massimo novanta persone, spesso però ne accoglie più di 150. Nella struttura ci sono due Wc, affiancati da una specie di camping selvaggio. In luoghi come il Monte Bainco il bivacco è autorizzato, ma il camping è vietato".

La campagna di sensibilizzazione, patrocinata dai 14 comuni del territorio del monte Bianco, intitolata "La montagna allo stato puro", ha lo scopo di informare gli alpinisti sul numero dei posti disponibili nei rifugi, sull'obbligo di prenotare il proprio posto e sul divieto di fare camping selvaggio lungo la via che porta fino alla cima. Gli alpinisti dovranno anche riportare a valle i rifiuti.

Una campo base sarà allestito vicino al rifugio "Testa rossa" e potrà accogliere delle tende. "Qui - sottolinea il sindaco - saranno impiantate tre toilette che hanno la capacità di separare gli escrementi liquidi da quelli solidi. Questi ultimi saranno essiccati da un dispositivo di ventilazione, consentendo di riportarli a valle come si fa con le sterco dei bovini".















scritto da alp | 08:40 | commenti | Torna in plancia

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ecologia



lunedì, giugno 07, 2004
 

Cari amici,
vi segnalo un appello che ho pubblicato oggi nel mio blog
Lo faccio (inserendo anche i testi nelle varie lingue presenti nella fonte) chiedendovi –se condividete il mio proposito- di diffonderlo.
Potete comunque trovarlo nel sito www.bethlehemmedia.net, che si definisce “voce dei senza voce” e di cui ho scritto – così come dell’International Centre nel cui contesto si colloca- nel mio blog del 4 aprile scorso (e per vostra comunità riporto in calce quella scheda).
L’appello esprime il desiderio di dar luogo ad una manifestazione di cultura di pace.
So che molte e spesso prestigiose iniziative del genere si svolgono anche in Italia.
Ma quelle sono di regola legate alla cultura del soccorso, del dono, che non è necessariamente una cultura di relazione e, talvolta, neppure di rispetto dei soggetti che si vogliono sostenere. (anche se – e non tutte lo sono- positive nel loro intendimento e nel loro svolgimento)
Si parla di democrazia in Medio Oriente: promuovere una voce (per quanto piccola) di quella società civile e non del nostro mondo -sia esso politico, associativo o espressione del volontariato è riconoscerne la capacità (che ritengo un valore prioritario da sostenere)di decidere da sé e di sé. augusta

da L'International Center di Bethlehem (ICB, in arabo Dar Annadwa-Addawliyya, che significa "la casa dell'incontro aperto al mondo") è un'organizzazione impegnata nel dialogo interculturale e in incontri fra popoli che vivono in ambienti differenti e di diversa cultura. Formalmente inaugurato nel 1995, l'ICB è cresciuto mantenendo il suo obiettivo primario, quello di dare alla comunità locale (considerata nelle sue componenti cristiana e mussulmana) i mezzi per assumere un ruolo attivo nel disegnare il proprio futuro.
Le numerose iniziative dell'ICB - rivolte in particolare ai bambine e alle donne (e le donne costituiscono la maggior parte dello staff del Centro stesso) - sono molto numerose e vanno dalla produzione e vendita di oggetti d'arte e artigianato, ai corsi di lingue, agli eventi teatrali e musicali, alle proiezioni cinematografiche (attività queste rese possibili dalla presenza di una attrezzata sala polifunzionale, dono del governo finlandese). Il Centro, che da poco tempo ha attivato un servizio bar e quanto prima disporrà di una Casa per ospiti ora in fase di ristrutturazione, è anche una sede del Conservatorio nazionale di Musica.
Dall'ICB dipende la scuola Dar al-Kalima aperta a ragazze e ragazzi, cristiani e mussulmani, per l'intero corso di studi. Accanto alla scuola sorge il Centro Salute e Benessere che dispone di alcuni ambulatori, di una piscina e di palestre.
L'ultima creazione dell'ICB è il Centro di Comunicazione di Bethlehem (BMC) che vuole aprire gli spazi dell'informazione a chi normalmente ne è escluso, incoraggiando, con l'offerta di specifici programmi di formazione, bambini, giovani e donne a parlare delle proprie esperienze e proponendo agli operatori dei servizi di informazione locali e internazionali i mezzi per il lavoro in loco.
Per chi volesse saperne di più sull'ICB www.annadwa.org e sul BMC www.bethlehemmedia.net
(entrambi i siti sono disponibili anche in lingua inglese). Email: info@annadwa.org
tel.++970 2 2770047 fax 00970 2 2770048 P.O.Box 162, Paul VI 109 Bethlehem Palestine


BONO! Chiediamo a te,
e a tutto il mondo della musica,
di levare la voce e dire:
"BASTA CON L'OCCUPAZIONE!"
Finora 5598 voti ricevuti


APPELLO A BONO

PERCHE' BONO? Nel corso degli anni, Bono ha lavorato per molte buone cause, come Amnesty International, Netaid e il progetto Jubilee 2000. Quest'uomo ha la statura morale per mobilitare attori, artisti e attivisti per i diritti umani dei palestinesi. Sostenendo questo appello, farai sapere a Bono quello che pensi tu.

Chiediamo a te, e a tutto il mondo della musica, di levare la voce e dire: "BASTA CON L'OCCUPAZIONE!" Ti chiediamo di organizzare un concerto mondiale che afferma:
NO all'occupazione israeliana di Gerusalemme est,
la Cisgiordania e la Striscia di Gaza
NO alla violazione sistematica dei diritti civili
e la dignità umana del popolo palestinese
SI' ad una conferenza delle Nazioni Unite per
promuovere la pace nel Medio oriente

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BONO! Wir appellieren an Dich
und an die ganze Musik-Szene
erhebe Deine Stimme und sage:
"STOPPT DIE BESATZUNG!"
Stimmen bis heute: 5580

APPELL AN BONO


WARUM BONO? Über die Jahre hat Bono oft Kampagnen für viele gute Zwecke unterstützt. Dank seines Prestiges kann er Schauspieler, Künstler und Aktivisten für die Menschenrechte der Palästinenser mobilisieren. Indem Du diesen Appell unterschreibst, weiss Bono was Du denkst.


Wir appellieren an Dich und an die ganze Musik-Szene, erhebe Deine Stimme und sage: "STOPPT DIE BESATZUNG!" Wir bitten Dich zur Mithilfe bei der Organisation eines globalen Konzerts unter dem Motto:
NEIN zur illegalen Besetzung durch Israel von
Ost-Jerusalem, der West Bank und des Gaza-Streifens
NEIN zur systematischen Verletzung der Bürgerechte
und der Menschenwürde des palästinensischen Volkes
JA zu einer Konferenz der Vereinigten Nationen,
um den Frieden im Mittelosten zu fördern


BONO! We appeal to you,
and to all the music world,
to speak out now and say:
"STOP THE OCCUPATION!"
Votes now: 5583

APPEAL TO BONO

WHY BONO? Over the years, Bono has campaigned for numerous good causes, including Amnesty International, Netaid and the Jubilee 2000 project to end Third World debt. He has the stature to mobilize actors, artists and activists for Palestinian human rights. By endorsing this appeal, let Bono know what you think.


We appeal to you, and all the music world, to speak out now and say: "STOP THE OCCUPATION!" We ask you to help organize a global concert that says:
NO to Israel's illegal occupation of East Jerusalem,
the West Bank and the Gaza Strip
NO to the systematic violation of the Palestinian
people's legal rights and human dignity
YES to a United Nations conference to promote
peace in the Middle East

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¡BONO! Los invitamos -
y a todos los músicos del mundo
- a manifestarse ahora y decir:
"¡BASTA DE OCUPACIÓN!"
Número de votos: 5584

PETICIÓN A BONO

¿POR QUÉ BONO? Desde hace años, Bono hace campañas por diversas causas, como Amnesty International, Netaid y el proyecto Jubilee 2000. Tiene autoridad para movilizar a artistas y activistas en pro de los derechos humanos de los palestinos. Al suscribir este llamado, informa a Bono de lo que piensas tú.


Los invitamos, y a todos los músicos del mundo, a manifestarse ahora y decir: "BASTA DE OCUPACIÓN!" Por favor contribuye a organizar un concierto mundial
que diga:
NO a la ocupación ilegal en el oriente de Jerusalén,
la Ribera Occidental y la Franja de Gaza
NO a la violación sistemática de los derechos
y de la dignidad del pueblo palestino
SI' a una conferencia de las Naciones Unidas
para promover la paz en el Oriente Medio

BONO! Nous faisons appel à vous
et à tout le monde de la musique,
afin que vous leviez votre voix et disiez: "STOP A L'OCCUPATION!"
Voix réçus: 5585

APPEL À BONO

POURQUOI BONO? Durant ces dernières années Bono a soutenu de nombreuses campagnes pour des bonnes causes. Grâce à son prestige, il peut mobiliser des acteurs, des artistes et des activistes en faveur des droits de l'homme des Palestiniens. En souscrivant cet appel, vous faites savoir à Bono ce que vous pensez.


Nous faisons appel à vous et à tout le monde de la musique, afin que vous leviez votre voix et disiez:
"STOP A L'OCCUPATION!" Nous vous demandons d'aider
à organiser un concert mondial qui dise:
NON à l'occupation illégale de Jérusalem Est,
de la Cisjordanie et de la bande de Gaza
NON à la violation systématique des droits
et de la dignité de la population palestinienne
OUI à une conférence des Nations Unies
pour favoriser la paix au Moyen-Orient

______________________________________________________________________________


BONO! Pedimos a você, e a todo
o mundo da música, que se
façam escutar agora e digam:
"CHEGA DE OCUPAÇÃO!"
Votação atual: 5585

APELO A BONO

PORQUE BONO? Nos últimos anos, Bono tem apoiado distintas campanhas em defesa de muitas boas causas, incluindo Amnesty International, Netaid, e o projeto Jubileu 2000. Graças à sua posição, ele pode engajar atores, artistas e ativistas na defesa dos direitos humanos do povo Palestino.


Pedimos a você, e a todo o mundo da música, que se façam escutar agora e digam: "CHEGA DE OCUPAÇÃO!". Pedimos a sua ajuda para organizar um show global
que diga:
NÃO à ocupação israelita ilegal de Jerusalém Oriental,
da Cisjordânia e da faixa de Gaza
NÃO à violação sistemática dos direitos civis
e da dignidade humana do povo Palestino
SIM à uma conferência das Nações Unidas
para promover a paz em o Oriente Médio




























































































scritto da alp | 18:10 | commenti | Torna in plancia

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appelli



venerdì, giugno 04, 2004
 

ULTIMA CENA

Gesù e i suoi trentasei apostoli
STEFANO BENNI
Scena: un ristorante di cucina araba sul monte Sion. Al piano superiore, una sala grande addobbata. Gesù sta in mezzo ai trentasei apostoli, che poi la questura ridurrà a dodici, e tali resteranno nella storia.

Tutti mangiano con appetito e cantano. Solo Gesù sembra triste.

-Maestro, cosa ti cruccia ? - chiede Pietro.

-Ahimè! Io mi sono dato da fare. Ho fatto miracoli. Ho fatto del bene a tutti. Ma nessuno lo riconosce.

-Ma cosa dite Maestro? - dice Giovanni- tutti noi vi ammiriamo e siamo al vostro fianco.

- No - dice Gesù con voce piagnucolosa - ce l'hanno tutti con me. La stampa è in mano agli ebrei, ai romani e ai comunisti.

-Ai cosa?

-Una setta che ancora non conoscete. Dicono che non ho fatto nulla contro la corruzione, che faccio discorsi sconnessi, che sono un mediocre agitatore di folle, un piazzista di me stesso. Ma voi sapete quante miracolose imprese ho compiuto. Ho resuscitato i vecchi democristiani, e la pidue, ho sdoganato i fascisti, ho riciclato la mafia. Ho messo ordine nei media.

-Usate parole latineggianti, ora ? - dice Luca.

-Mi capita, talvolta. L'aramaico è così obsoleto. E poi ho detto bugie, tante bugie ma a fin di bene, per dare speranza a questo popolo bue. Ho fatto leggi ad personam...

-E dai - sbuffa Pietro.

-Ma non esiste dottrina senza legge. E con me l'economia è fiorita, sono spuntati milioni di posti di lavoro, nessuna industria è fallita, ho abolito la censura, ho ridotto le tasse e ho in mente autostrade senza curve, e un ponte che collegherà la Magna Grecia a Opitergium. Ma la stampa non me ne dà merito, e il sinedrio mi perseguita.

Gli apostoli iniziano a ridere, dapprima con garbo poi abbastanza sgangheratamente.

-E quando mio padre lassù oltre l'Oceano mi ha dato l'ordine di combattere gli infedeli ho obbedito e ho portato in quei luoghi pace, sicurezza e appalti per tutti.

Altre risate.

-E tutto questo contro i miei interessi, perché in questo lavoro non ho guadagnato nulla, sono povero come ero una volta, ho a malapena qualche piccola società all'estero, e nessuno può certo dire che ci sia un conflitto tra i miei interessi divini e quelli terreni.

-Certo che no - dice Giuda.

-In quanto a te, Giuda, infido alleato so che alla prima elezione sfavorevole mi tradirai. E tu Maddalena stai lontano dai filosofi. E tu Pietro, prima che il Mibtel cali tre volte...

-Maestro si calmi, le sta cedendo il lifting.

-La gente vuole un Cristo giovanile e manageriale, non un vecchio clochard - si lamenta Gesù - anche questo restauro l'ho fatto per voi. Ma nessuno capisce i miei miracoli, sono un incompreso, sono un Dio ma nessuno lo capisce.

Un grande applauso si leva dal tavolo. Gesù alza il calice, e con una gran risata esclama:

-Che ve ne pare ragazzi?

-Sei grande, Maestro - dice Giovanni. Quando fai l'imitazione di quel cretino ci fai morire dal ridere.

-Dovresti fare l'attore - dice Efisio, discepolo poi misconosciuto.

-Dài raccontaci ancora come hai moltiplicato dal nulla il capitale iniziale...

- No, racconta di quando non sapevi che il tuo avvocato era andato a corrompere Pilato...

-No a me piace la storiella che tu non ti occupi della Rai...

Tutti ridono. Solo Tommaso sta serio in disparte.

-Tommaso che c'è? Ancora dubbi?

-No Maestro, ma... è mai possibile, come tu hai profetizzato, che un giorno un paese possa essere governato da un incapace vittimista, vendicativo e mediocre come costui?

-E' possibile. Il mondo conoscerà tiranni e tirannelli. Ma non temete: tutto andrà bene, se avrete fede.

-L'abbiamo, Maestro - dice Romina, discepolo assai trasgressivo.

-Tre urrah per il Maestro - grida Alì Giacomo, l'apostolo più combattivo ed estremista, imbraccia il fucile e spara in aria in segno di giubilo.

Si ode il rumore di un elicottero.

-Giacomo - dice Gesù -l'hai fatta grossa.

L'elicottero, credendo di trovarsi di fronte a un'adunata di terroristi, rade al suolo il ristorante.

Dal cumulo di macerie escono Luca Matteo Giovanni e Romina.

-E adesso che è finita così, chi ha il coraggio di raccontarla?

-Ci inventiamo una storia - dice Luca - allora, mettiamoci d'accordo. Dunque, c'è un monte che si chiama Golgota... sì, lo picchieranno e lo umilieranno, ma sarà un caso isolato...

Gli altri prendono appunti.


dal manifesto del 27-5-04





scritto da alp | 19:21 | commenti | Torna in plancia

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satira



sabato, maggio 29, 2004
 
L'intervento di stepa mi ha colpita molto....


GRAZIE STEPA


ma dal Vaticano che possiamo aspettarci?


almeno però in Italia le voci girano (perfortuna-purtroppo)


qui in Spagna del Papa non se ne parla affatto.....e che fatica tenersi aggiornati....


VOGLIO DIRE.... almeno in Italia si viene a sapere quello che il
Vaticano afferma, come si muove....perché il Italia le parole
del Papa
hanno un peso enorme .... qui mi sento di affermare, per la mia
esperienza di 8 mesi a Barcellona, che non se lo filano molto,
nonostante la Spagna sia un paese cattolico.... e il Vaticano è
rispettato sì...... la Sacra Rota ha annullato il primo
matrimonio a Letizia Ortiz, la sposa di Felipe, l'erede al trono, che
era
divorziata......


però insomma Letizia Ortiz a parte, la Congregazione per la
dottrina della fede c'è, esiste, si muove e scrive tali
castronerie......e noi pagamo.....




IO SONO VERAMENTE SEMPRE PIU' PERPLESSA.....




Almeno qui in Spagna c'è Zapatero (neopresindete del consiglio
spagnolo, della coazlizione di sinistra) che porta a termine tutte le
promesse fatte e che quindi non si sono rivelate mere trovare
pre-elettorali. Quindi l'aver fatto rientrare con un mese di anticipio
sui tempi previsti, le truppe spagnole stanziate in Iraq, fa pensare
bene circa la possibilità che in breve Zapatero si adoperi anche per la
legalizzazione per le unioni omosessuali, come promesso mentre faceva
il suo discorso in Parlamento, come anche per l'aborto (se n'è parlato
recentemente su EL PAIS), permesso qui solamente per gravi
malformazioni del feto o in caso di violenza sessuale.....


Comunque circa il vaticano avrei un'altra chicca....che si trova anche ne LA REPUBBLICA del 15-5


e che recita così: Il Papa: "No alle nozze tra cattolici e musulmani" Giovanni Paolo II lancia l'allarme:


troppo rischiose le unioni miste di ORAZIO LA ROCCA.


Risalire all'articolo nel sito del giornale non sarà difficle,
al limite c'è il mio blog.....l'ho postato il 26.....




Quando, appena insediato, Zapatero diceva che avrebbe riportato in
patria i soldati spagnoli....sui muri di bcn era fico leggere
ZAP=PAZ...... adesso nei balconi non ci sono più gli striscioni contro
il terrorismo e le scritte pro-zapatero..... ma l'importante è NON
DIMENTICARE ED ESSERE COSCIENTI




IO NON DIMENTICO MA ACCUMULO


IO NON DIMENTICO MA A VOLTE.......A VOLTE E' DURA......





scritto da borboleta alle ore 00:47 ora di bordo | commenti (1) | Torna su



















































































scritto da alp | 09:37 | commenti | Torna in plancia

Categoria:
interventi

 

Per 24 ore mettetevi nei panni di un gay

Trovo strano che in una rubrica nella quale sono stati affrontati temi talvolta molto complessi, come la morte , il suicidio, la felicità, la psicoanalisi, nessuno si sia mai interrogato sul tema dell' omosessualità. Forse in un Paese ancora saldamente nelle mani della Chiesa questo è un tabù, che non ci è ancora permesso di affrontare, pena la pubblica condanna in piazza.
Avanti il <<malato>>, il pervertito, l' abietto deturpato nella mente. E io invece calo il velo sono omosessuale. E così difficile ammetterlo? All' inizio sì: non tanto dirlo agli altri. Dirlo a se stessi diventa complicato. Cerchi in tutti i modi di nasconderlo, anche alle persone che hai più vicino; pensi alle conseguenze della tua ammissione, quasi dovessi giustificarti. Ma giustificarti per cosa? In una società che si esalta e mette continuamente in mostra le perversioni di ogni genere, mi devo giustificare per la mia <<diversità>>? No, mi dispiace amici io non ho niente di sbagliato. Son sicuro anzi che molti maschietti virili che danno del frocio al primo che passa covino nel loro animo un pensiero omosessuale. Credete che noi gay siam tutti come quel personaggio col ciuffo viola che si aggira nei pomeriggi televisivi? Io sono come voi: ho un lavoro dignitoso, ho una vita sociale, ho interessi, una casa a Torino e una ad Antibes: L' unica differenza è che ho un ragazzo con cui convivo, con cui faccio l' amore (già vi vedo nella vostra espèressione schifata) e con cui ho dei progetti. Siamo una famiglia insomma....Chissà se pubblicherai questa mail? Sarei curioso di sentir le risposte dei tuoi lettori: probabilmente si eleverà un grido di libertà:<<Nel Duemila che vuoi che sia>>. A costoro vorrei far vivere solo un giorno da omosessuale: Far sentire loro gli sguardi di giudizio, o le parole di scherno. Solo un giorno: così potrebbero capire quanto sia faticoso essere come me.
(Claudio Piacenza)

Tratto da:come va?-(La Stampa di mercoledì 26 maggio 2004)

scritto da cucciolo52 alle ore 21:11 ora di bordo | commenti (2) | Torna su


scritto da alp | 09:31 | commenti | Torna in plancia

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Oggi mi è capitato di rileggere il documento CONSIDERAZIONI CIRCA I PROGETTI DI RICONOSCIMENTO LEGALE DELLE UNIONI TRA PERSONE OMOSESSUALI (della Congregazione per la Dottrina della Fede, a firma Card. Ratzinger, 2003). E stasera più mi dico di non pensarci e meno riesco ad ignorarlo, più mi dico di ignorarlo e più il ricordo affiora e non solo il ricordo ma anche la rabbia, l'indignazione, la delusione, l'amarezza, l'incredulità, lo stupore e la voglia di un gesto alla Sinead O'Connor al Saturday Night Live. Sì, forse sto esagerando ma avete idea di come può sentirsi un uomo la cui vita viene definita il Male? Riporto qualche riga, poi chi avesse voglia di leggerlo, può cliccare qui.

"Diverse questioni concernenti l'omosessualità sono state trattate recentemente più volte dal Santo Padre Giovanni Paolo II [...] Si tratta infatti di un fenomeno morale e sociale inquietante, anche in quei Paesi in cui non assume un rilievo dal punto di vista dell'ordinamento giuridico. Ma esso diventa più preoccupante nei Paesi che hanno già concesso o intendono concedere un riconoscimento legale alle unioni omosessuali [...] Poiché si tratta di una materia che riguarda la legge morale naturale, le seguenti argomentazioni sono proposte non soltanto ai credenti, ma a tutti coloro che sono impegnati nella promozione e nella difesa del bene comune della società.  [...] Laddove lo Stato assuma una politica di tolleranza di fatto, non implicante l'esistenza di una legge che esplicitamente concede un riconoscimento legale a tali forme di vita, occorre ben discernere i diversi aspetti del problema. La coscienza morale esige di essere, in ogni occasione, testimoni della verità morale integrale, alla quale si oppongono sia l'approvazione delle relazioni omosessuali sia l'ingiusta discriminazione nei confronti delle persone omosessuali. Sono perciò utili interventi discreti e prudenti, il contenuto dei quali potrebbe essere, per esempio, il seguente: smascherare l'uso strumentale o ideologico che si può fare di questa tolleranza; affermare chiaramente il carattere immorale di questo tipo di unione; richiamare lo Stato alla necessità di contenere il fenomeno entro limiti che non mettano in pericolo il tessuto della moralità pubblica e, soprattutto, che non espongano le giovani generazioni ad una concezione erronea della sessualità e del matrimonio, che le priverebbe delle necessarie difese e contribuirebbe, inoltre, al dilagare del fenomeno stesso. A coloro che a partire da questa tolleranza vogliono procedere alla legittimazione di specifici diritti per le persone omosessuali conviventi, bisogna ricordare che la tolleranza del male è qualcosa di molto diverso dall'approvazione o dalla legalizzazione del male. "

Riconoscimento legale a tali forme di vita? Tolleranza del male? Approvazione  e legalizzazione del male??? Ma questi signori sanno cosa vuol dire stare accanto al letto del tuo compagno che è grave in ospedale ed essere sbattuto fuori perchè non sei un parente? Sanno cosa vuol dire cercare una casa in affitto e non trovarla perchè invece che con una signora ti presenti con un uomo (in giacca e cravatta, non in piume di struzzo)? Sanno cosa voleva dire fino a poco tempo fa cercare di donare il sangue per un amico ferito in un incidente e dover rinunciare perché avevi avuto "rapporti" da meno di sei mesi? Sì, in molti lo sanno. E continuerò a passare davanti alle loro chiese, girando lo sguardo...

 

scritto da stepa alle ore 02:03 ora di bordo | commenti (4) | Torna su
scritto da alp | 09:31 | commenti | Torna in plancia

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venerdì, maggio 21, 2004
 

Avviso:

per ristrutturazione e cambiamenti nella redazione del multiblog
gli inviti a postare e commentare sono temporaneamente
sospesi.




scritto da alp | 08:20 | commenti | Torna in plancia

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giovedì, maggio 20, 2004
 

La miseria di Gaza

White flag on Palestinian house and remains of destroyed houses in the distance  bandiera bianca per prevenire la distruzione della casa

scritto da harmonia | 20:11 | commenti | Torna in plancia

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martedì, maggio 18, 2004
 

Rom in Europa, Lom in Armenia, Dom in Medio Oriente. E' il nome con  cui i popoli Zingari designano se stessi. L'origine della parola è  indiana: il significato è quello di "uomo", in particolare "uomo libero".

I vari gruppi si sono poi distinti  per il luogo di immigrazione  (antichissimi  Rom abruzzesi), per il mestiere che li caratterizza (Rom Kalderasa [calderai], Lovara [allevatori di cavalli],...) o per altre definizioni.

Il termine con cui gli Zingari identificano i sedentari  è  gagio  (femminile gagi, plurale  gage). Il  termine con cui  invece i  gage li  identificano deriva da "Atsingani", il nome di un'antica setta eretica  proveniente dall'Asia minore. La fama di maghi e l'alone di mistero li  accomunava ai  popoli che  apparvero  nell'Impero bizantino;  il  nome  fu trasferito ai  popoli  nomadi,  trasformandosi  in  Zingari  (italiano), Zigeuner (tedesco), Zigenar (svedese), Cingan (francese antico), Tsigane (francese moderno). Queste denominazioni sono  in genere utilizzate  per definire tutti popoli nomadi.

Il solo nome che li associa alla loro vera origine, quello di 'Indiani',  è  raramente usato.  Invece, il  termine inglese  Gypsies deriva  da  una leggenda sulla loro origine egiziana  (Egypcians). Il termine  Bohemiens deriva dalla loro presunta origine boema.

dalla pagina di Terre Libere dedicata a storia e cultura del popolo Rom: Il Vento e l'Orologio



scritto da areasensibile | 18:24 | commenti | Torna in plancia

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sabato, maggio 15, 2004
 
Scrivere una storia intitolata Una giornata nel mondo, e così descrivere:

come sorga il sole sul Tibet, sul Sahara, su Firenze e su Lima;

come si sveglino i bambini, come si sveglino le donne;

come si sveglino gli operai;

come si spanda l'odore del caffè, del tè, delle uova strapazzate, del sangue di una gallina appena sgozzata, della kasava;

come vadano al lavoro i contadini;

come si mettano in movimento i muli;

come si mettano in moto i treni;

i carri armati;

come le donne in riva al fiume comincino a fare il bucato;

poi il meriggio, la vita che si ferma (ai tropici, nel Ciad, nel Mali, nel deserto di Atacama, del Gobi, del Karakum ecc.);

come si scolpisca il legno, si modelli l'argilla, si scalpelli la pietra, si martelli il metallo, si sfaccetti il diamante;

come si pesti la manioca, si sarchino le patate, si manovri la nave e si piloti l'aereo;

come ovunque risuoni qualche macchinario;

poi il cessare dell'opera, il ritorno dal lavoro;

come tutto cali di giri;

come si avvicini il crepuscolo;

la sera;

come si accendano i focolari, le luci alle finestre, i lampioni e i neon, l'addome delle lucciole, gli occhi del serpente boa;

come arda la savana, come ardano villaggi e città dopo un incursione;

come a Cernobyl si aprano le porte dell'inferno;

come ci mettiamo a cena, come guardiamo la tivù;

come un bimbetto (cocchino, passerotto, musino) voglia (o non voglia) dormire;

ma come, prima o poi, ogni cosa finisca per scivolare nel sonno;

prima, però, l'accostarsi dei corpi;

come lo si senta;

e poi i sussurri, le voci, i richiami, le grida (tutta una torre di Babele di linguaggi, di intonazioni, di suoni, di sonorità, di scongiuri, di bemolle e diesis);

il lento ingresso nel buio della notte;

l'entrare nel tormento dell'insonnia, nelle visioni e negli incubi, oppure in un sonoro russare, nell'oblio, nei sogni;

come la terra sprofondi nel nulla e come, dopo poche ore, con l'alba, ne riemerga.

Ryszard Kapuscinski

scritto da finis alle ore 13:27 ora di bordo | commenti | Torna su

scritto da alp | 19:37 | commenti (2) | Torna in plancia

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Dal sito del FUNAI (Fondazione Nazionale degli Indios - brasile): Cinta Larga

Traduzione dal portoghese:

Senatrice ricorda il massacro del parallelo 11 e difende i Cinta Larga

La senatrice Fatìma Cleide, del Partido dos Trabalhadores de Rondônia, ha fatto un discorso sulle popolazioni indigene, facendo risaltare la questione dei Cinta Larga, ricordando il massacro del parallelo 11, dove furono sterminati. Segue parte del discorso e la relazione:

“Quarant’anni fa, a causa dell’episodio conosciuto come il massacro del parallelo 11, lo Stato brasiliano fu, per la prima volta, denunciato internazionalmente per genocidio. Nel 1963, a favore dei cercatori di diamanti, ridusse i 5.000 Cinta Larga a circa 1.300 sopravvissuti, in una brutale azione di sterminio. Fino ad oggi i mandanti non sono stati puniti, in quanto i testimoni e i denuncianti furono assassinati o impazzirono.

Nel gennaio di quest’anno, l’area dei Cinta Larga era invasa da 5.000 cercatori abusivi in attività dagli effetti drammatici sulle condizioni di vita e la cultura di quel popolo millenario. A partire dal benestare del Presidente Lula, nel frattempo l’attività predatoria dei cercatori abusivi ed il saccheggio delle risorse naturali nell’area Cinta Larga è stata contenuta dall’azione competente di un’equipe del FUNAI, coordinata dall’indigenista Walter Blós, che ha fatto ritirare –pacificamente- i cercatori dalla terra indigena, con la partecipazione diretta degli stessi indios nelle operazioni di vigilanza e controllo del loro territorio, appoggiati dalla Polizia Forestale di Rondonia e dalla Polizia Federale. E’ stato anche varato il Piano d’Emergenza Pro-Cinta Larga, che, approvato nel 2002 dal Ministero della Giustizia, non era stato ancora sperimentato.

Nel frattempo, dallo scorso settembre, la negata liberalizzazione delle risorse approvata per effettuare il Piano Pro-Cinta Larga e per le azioni di emergenza, ha rianimato gli attacchi di sfruttamento illegale di risorse nel territorio indigeno. Con questo, hanno guadagnato rinnovato respiro la prostituzione, la corruzione, il traffico di armi e droga, con crescente registrazione di morti, sia tra gli indios che tra i cercatori abusivi e gli indigenisti.

Oggi i cercatori abusivi e le grandi imprese di sfruttamento minerario fanno pressione al governo per la liberalizzazione della ricerca abusiva e minacciano di invadere nuovamente l’area.

A sua volta, il governatore Ivo Cassol è stato duramente criticato e reso parzialmente responsabile per l’aggravamento della situazione, a causa delle posizioni assunte pubblicamente a favore della liberalizzazione dello sfruttamento minerario nell’area Cinta Larga ed altri comportamenti che, senza la valutazione delle organizzazioni sociali dell’Amazzonia, favoriscono e stimolano la violazione dei diritti indigeni.

Il (fatto) più preoccupante, in tutto ciò, è che è in corso una campagna meschina e criminale, che utilizza tutti i veicoli di comunicazione del mio Stato, divulgando informazioni false e calunniose contro gli indios Cinta Larga ed i funzionari del FUNAI, che perseverano nel difendere la vita ed i diritti costituzionali di quella comunità indigena.

Secondo informazioni che ci giungono da Rondonia, i Cinta Larga sono barbaramente accusati di partecipare a crimini da loro non riconosciuti (che negano di aver commesso), il che ora esige il fondamentale sostegno giuridico ed il monitoraggio da parte di relatori dei diritti umani nazionali ed internazionali per evitare altre violazioni dei diritti indigeni nella regione.

La campagna dispiegata contro gli indigeni confonde l’opinione pubblica dei cittadini che vivono nei municìpi vicini alla Terra Indigena Cinta Larga. E va oltre: alimenta ed amplifica il pregiudizio, la discriminazione e la violenza sulle popolazioni indigene in generale, di tutte le etnie, inducendo la popolazione rondoniense ad accreditare l’idea che gli indios siano un ostacolo allo sviluppo locale. Dipinti dai media locali come assassini crudeli, antropofagi primitivi ed altre assurdità, quella campagna serve solo per giustificare un imminente genocidio, stimolato e patrocinato dal ricco mercato dello sfruttamento minerario e del legname, come 40 anni fa si fece contro i Cinta Larga di Rondonia, come

500 anni fa si fece nel nostro Paese.

In funzione della gravità della situazione, la Commissione dei Diritti Umani della Camera dei Deputati è stata in visita in quella regione nello scorso mese ed ha presentato le sue conclusioni in pubblica udienza la scorsa settimana. La relazione costituisce un documento storico, con la precisa registrazione di fatti tanto crudeli che ricorrenti di cui è vittima il popolo dei Cinta Larga.

In appoggio a questa iniziativa, si è formata una campagna di appoggio al popolo indigeno dei Cinta Larga, che conta già l’adesione di migliaia di cittadini e di organizzazioni dell’Amazzonia e delle altre regioni del Brasile, ed esige provvedimenti a carattere urgente.”























scritto da areasensibile | 13:29 | commenti (1) | Torna in plancia

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giovedì, maggio 13, 2004
 

L'orrore e l'orgoglio
SANDRO PORTELLI
La nuova Statua della libertà non ha la corona di raggi, ma un cappuccio nero. Il piedistallo è il cubo di una batteria. In mano non ha la fiaccola dei diritti ma un altro strumento di fiamma, due elettrodi che vanno a scomparire fra le pieghe della lunga veste nera. Chi ha fissato quest'icona perfetta ha il senso della composizione e della simmetria. I mucchi scolpiti di corpi con al centro i dominatori, in sequenza plastica verticale, sono un omaggio all'arte fotografica e al linguaggio dell'immagine, in cui la nostra cultura si è data un'alfabetizzazione diffusa. Lasciamo stare le espressioni delle facce: basta guardare l'accurata costruzione di queste immagini per capire che non stanno solo «eseguendo gli ordini». No, ne sono orgogliosi; nei limiti delle loro capacità, cercano di dare una forma estetica alla violenza che stanno praticando, la vogliono esibire, vedere ed essere visti, celebrare e ricordare. C'è qualcosa di penosamente déjà vu in queste fotografie. Qualche anno fa, al City Museum di New York, ci fu una mostra di fotografie di scene di linciaggi avvenuti negli Stati Uniti fra il 1870 e il 1940. Anche qui, la stessa simmetria, la ricerca di equilibri di masse e spazi: il corpo disfatto e penzolante da un albero, al centro; ai lati, i cittadini schierati, con giacca e cappello, chi con le braccia conserte di chi ha fatto un buon lavoro, chi con lo sguardo avido di venire ripreso, chi con l'innocenza di un picnic socializzante e comunitario. Non mancano bambini e donne. Attorno a un corpo appeso col collo spezzato come i bambini di Cattelan, si vedono tre bambine; una, avrà tredici anni, con un sorriso che spara sul flash. Alle loro spalle, due donne, forse le madri. E' il 19 luglio 1935, a Fort Lauderdale, oggi rinomata località balneare della Florida; il pupazzo pendulo, lo «strano frutto» di cui cantava Billie Holiday, si chiamava Rubin Stacy. Scattate e riprodotte da fotografi professionisti locali, queste immagini venivano spedite ad amici e parenti, regolarmente inoltrate e consegnate a destinazione dalle poste federali. Dietro un corpo appeso e bruciato, il mittente ha scritto: «Questo è il barbecue che abbiamo fatto ieri sera. Io sono quello nella foto a sinistra segnato con una crocetta. Tuo figlio Joe».

La galleria dei linciaggi e quella delle torture condividono l'orgoglio, l'esibizione, la posa; ma anche il colore delle vittime e l'origine sociale e geografica degli aguzzini. Sono tormenti inflitti a gente di colore da parte di bianchi del sud, per lo più rurali, poveri e meridionali. Anche il Vietnam, altra guerra contro gente di colore, ci ha lasciato un'analoga scia di immagini: dopo una strage in un villaggio, «cominciarono a uscire fuori tutte queste Istamatic e le lampadine dei flash cominciarono a scoppiettare tutte insieme». I soldati in posa «sorridono con grandi sorrisi pieni di gioia, come se fosse appena successa una cosa bellissima» (da Mark Baker, Nam, 1982). Le uniformi dell'esercito prendono il posto dei vestiti di cotonina stampata, ma i corpi e i sorrisi sono gli stessi. A monte della guerra, la radice di questi orrori è l'orgoglioso razzismo con cui il nostro Occidente combatte le sue guerre per la libertà.

Già nel rituale del linciaggio, cantava Bob Dylan, il bianco povero del Sud è «solo una pedina nel loro gioco», il gioco di un sistema che lo disprezza e lo emargina, e gli offre il razzismo come compensazione, lo aizza, gli promette l'immunità, e poi lo chiama «mela marcia», white trash, monnezza bianca, quando la cosa viene fuori. La spudoratezza trionfante dell'esibizione essuda potenza: gli ultimi si sentono primi, i dominati dominano, scatenando su esseri che stanno sottto di loro nella scala dell'umanità tutte le frustrazioni dello squallore e dell'umiliazione delle loro vite ordinarie in società dure e competitive.

Agli albori delle guerre imperiali americane, Mark Twain proponeva di sostituire le stelle coi teschi nella bandiera; noi potremmo immaginare la nuova Statua della libertà al centro del porto di New York. Forse, specchiandosi in essa, l'America intera potrà rendersi conto di quello che rischia di diventare.


 




scritto da maqrolldeibattelli | 06:40 | commenti (1) | Torna in plancia

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martedì, maggio 08, 2007
 

L’Amaca

di Michele Serra (la Repubblica, 15.03.2007)

Cerco di dirlo così come mi viene, mi scusino eventuali pignoli o suscettibili. Leggere sulle prime pagine le parole "contro natura", pronunciate dal papa a proposito delle unioni omosessuali, mi fa rivoltare le viscere.

La natura umana è così complicata e ricca (essendo biologica, psicologica, culturale, sociale) che estrarne un pezzo e appenderlo al lampione del Giudizio Divino equivale ad amputarla. L’omosessualità è sempre esistita ed esisterà sempre, consiste di amore e di vizio, di eros e di moda, di piacere e di colpa, di profondità e di futilità, tanto quanto le altre pulsioni dell’animo e del corpo.

Si può diffidarne, si può criticarla, ma solo una violenta e impaurita torsione dello sguardo sulle persone, sulla vita, sull’eros, può arrivare addirittura a scacciare l’amore omosessuale dalla "natura umana".

Leggendo quei titoli ho pensato ai miei amici omosessuali, ad alcune storie di sofferenza e di punizione, all’orribile marchio di "anormale" che qualcuno di loro ha dovuto leggere negli occhi e nelle parole degli altri, e mi sono profondamente vergognato per quel "contro natura". Possibile che i preti omosessuali, notoriamente molti, non abbiano niente da dire a questa Chiesa spietata?




lunedì, novembre 14, 2005
 

Caro sindaco di Torino
Luca Mercalli
3 novembre 2005
Due messaggi di Luca Mercalli, meteorologo e ambientalista, dal sito NoTav. Il secondo è una lettera aperta a Sergio Chiamparino, sindaco di Torino.


Carissimi, è stata una giornata epica qui in Val Susa. Sembrava di essere tornati nel medioevo più oscuro (anzi, ora ci siamo dentro). Non solo per il cielo cupo e nebbioso particolarmente malinconico tra i castagni ingialliti alla base del Rocciamelone. Sono appena tornato dai luoghi di guerra civile e ho la nausea. Fortunatamente non per un pugno in pancia, ho evitato i manganelli portando in giro un collega giornalista della Radio Svizzera Italiana. Ma ho il vomito per quello che ho visto, indegno di un paese civile e democratico. Oltre mille poliziotti, carabinieri antisommossa e finanzieri lanciati contro la gente comune, come se fossimo stati i peggiori delinquenti (quelli, invece, tranquilli agiscono impuniti... dove avete mai visto 1000 uomini in assetto di guerra, dico mille, fare un'operazione di polizia contro malviventi o truffatori?)


Fin da ieri sera centinaia di persone, pensionati, studenti, di tutti insomma, hanno dormito nei boschi, braccati come fiere selvatiche, per essere pronti all'alba a fronteggiare le ruspe. Così è stato, in mezzo ai boschi alle sei di stamattina sono arrivati i blindati, sembrava di essere a Baghdad. I sindaci in prima linea, rappresentanti dei cittadini regolarmente eletti, presi a sberle dai carabinieri, con frasi del tipo: "Lei chi crede di rappresentare con quella fascia tricolore?". Altri presi a cazzotti e buttati a terra, gente con le mani alzate e disarmata, che ribadiva la protesta pacifica, spostata di peso dai prati espropriati. Vigili urbani che proteggevano i propri concittadini arrestati (e poi rilasciati) dalla polizia di stato: ma come, Stato contro Stato? Chi è più ufficiale? Un pubblico ufficiale che difende il suo territorio dall'arroganza e dalla rapacità delle lobby cementiere o gli agenti aizzati da Roma dal ministro-talpa Lunardi?


Eppure le interviste che abbiamo raccolto erano di una maturità sorprendente: manifestanti maturi e competenti, gente che citava Gandhi e il picco del petrolio.
Gente che si chiedeva cosa mai dovremo trasportare tra vent'anni sui questi treni super-iper-mega, quando non si fanno funzionare decentemente nemmeno quelli che abbiamo ora. Gente che chiedeva di impiegare 15 miliardi di euro non per bucare un'ennesima volta le Alpi, ma per gli ospedali, per le energie rinnovabili, per il risanamento ambientale.


Tanto per fare esercizi di termodinamica della follia: 15 milioni di metri cubi di roccia estratta dalla galleria di 54 chilometri sotto il Moncenisio non sanno dove metterli. Ecco la brillante soluzione pensata dai progettisti: l'imbocco del tunnel è a circa 600 metri, a 2000 metri c'è la cava dalla quale fu prelevato il pietrisco per la costruzione della diga del Moncenisio nel 1968. Dunque, riempiamo la cava con lo smarino e il gioco è fatto! Con un nastro trasportatore lungo 16 chilometri eleviamo rocce della densità di 2500 kg/m3 su 1400 metri di dislivello. Solo la deriva dei continenti è capace di tanto, ma lavora con incrementi di un millimetro all'anno.


Capite cosa vuol dire il delirio dell'energia facile? E noi stiamo qui a pensare di risparmiare pochi miseri watt isolando il tetto o andando sul motorino elettrico...
I vecchi della montagna, fermi di fronte ai blocchi della polizia, dicevano che sono passati solo 60 anni da quando le bande partigiane facevano gli stessi sentieri inseguite dai tedeschi. Pensate a queste cose quando tra tre mesi vi presenteranno la Val di Susa imbellettata per le Olimpiadi invernali. Boh, ora sono troppo scosso per proseguire, rischio di scrivere stupidaggini. Ne riparleremo a sangue meno bollente. Grazie per i vostri messaggi di solidarietà...


Cari amici, a leggere i titoli dei giornali di oggi c'era da mettersi le mani nei capelli.
Roboanti dichiarazioni della destra e della sinistra sviluppista, del tipo: "Si è trattato di piccole proteste di ambientalisti e centri sociali, bisogna andare avanti senza esitazioni", "è un'opera fondamentale per il paese", "è strategica", "garantirà occupazione e prosperità"... E così via.
Questa è la lettera aperta che ho indirizzato al sindaco di Torino (ex Pci, ora sinistra sviluppista):


"Caro Chiamparino, nel febbraio 2004, Ti difesi pubblicamente contro le accuse di mancato sgombero neve durante una massiccia precipitazione. Presi questa decisione perché ritengo importante cercare di essere obiettivi e sforzarsi di capire quando le cose sono giuste o sbagliate. Ora ti chiedo indietro il favore. Ti chiedo di valutare con coscienza la questione dell'opposizione al Tav in Valsusa, lasciando perdere la propaganda retorica fatta di "opera strategica", "occasione di sviluppo", "corridoio internazionale".


Parole vuote, mancano i numeri che dimostrano effettivamente quali siano i vantaggi. Invece di numeri sugli svantaggi, in questi anni, se ne sono accumulati assai, messi nero su bianco da professionisti e docenti universitari (www.notavtorino.org). Ma si fa di tutto per non accettare la loro discussione. Ci sono molte contraddizioni nel sostenere - destra e sinistra insieme - questa "grande opera". In genere si dice che la politica ha la vista corta, pochi mesi o al massimo pochi anni. Per questo non si investe sulle energie rinnovabili, sul risparmio energetico, sul risanamento dell'assetto idrogeologico, sulla pianificazione urbanistica, sulla ricerca scientifica. Strano che per il Tav, opera che sarebbe pronta tra oltre 15 anni, si sia invece tutti così solerti... C'è qualcosa sotto. Intanto la "nobile Torino" è un colabrodo. Come ci si può agitare così tanto per far partire un'opera faraonica che sfregia le Alpi e manganella le persone, quando non si riesce a dimostrare nemmeno di saper chiudere piccoli cantieri aperti da decenni, come il passante ferroviario?


Ogni volta che vado in studio Rai a Milano, osservo sconsolato il degrado di Porta Susa, i rifiuti, il cantiere infinito di Corso Inghilterra, un biglietto da visita triste, altro che città olimpica. Si dimostri di saper risolvere prima l'ordinario dello straordinario.
Il Tav è un progetto fuori luogo nel contesto morfologico del territorio italiano. E' un simbolo di una voracità ambientale infinita che le leggi fisiche non permettono più di sostenere a lungo.


Chi percorre l'autostrada Torino-Milano vede oggi la nuova linea Tav che è uno scempio geografico, una muraglia opprimente di calcestruzzo che chiude il guardo a sud per 100 chilometri. Un atto d'arroganza tecnologica per guadagnare mezz'ora. Centocinquant'anni fa la ferrovia ancora oggi in servizio, assai meno invasiva, ridusse quel viaggio da quattro giorni a quattro ore. Miglioriamo il servizio che già c'è, fatto oggi di zecche e di ritardi sistematici. E' un problema di rapporto costi-benefici. Sette miliardi di euro per un inferno di cemento che scempia i migliori terreni risicoli d'Europa. Torino e il Piemonte non saranno lastricate d'oro né grazie a questo o a quel nuovo treno "veloce". Invece potranno trovare nuove opportunità nell'elaborazione di un nuovo modello di sviluppo meno invasivo, già suggerito da un grande manager Fiat torinese troppo presto dimenticato: Aurelio Peccei. Sì, proprio lui, il fondatore del Club di Roma, promotore dello studio Mit sui limiti dello sviluppo. E' un libro del 1972, in biblioteca si trova, e Tu, che sei un forte lettore, so che andrai a riprenderlo. Vedrai che abbiamo di fronte problemi assai più impellenti del Tav.
Luca Mercalli".


Pubblicato www.notav.it





lunedì, ottobre 24, 2005
 

ROMA (24 ott. 2005) - "Quello di Celentano è soltanto l'ultimo episodio di un sistema della comunicazione, televisione ma anche stampa, che dal 2001 ha sistematicamente attaccato l'operato del governo e il presidente del Consiglio". Passano tre giorni e, parlando con Bruno Vespa, il premier dice la sua sul controverso programma televisivo. Passano pochi minuti e Romano Prodi ribatte: "Ricominciano le liste di proscrizione come l'altra volta".

"Non c'era bisogno di Adriano Celentano per avere ventate di libertà in televisione. Basta guardare ogni giorno i canali Rai per vedere battute contro il presidente del Consiglio da parte di Serena Dandini e Sabina Guzzanti, Gene Gnocchi ed Enrico Bertolino, Dario Vergassola, Corrado Guzzanti e altri che cerco di non tenere a mente. Oltre, è ovvio, a Rockpolitik". E Prodi annota: "Al di là di queste parole che mi sembrano suonare ridicole, è l'unico imprenditore che si lamenta della sua azienda ma fa sempre più soldi".

fonte

scritto da alp | 12:03 | commenti | Torna in plancia

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mass media



giovedì, agosto 04, 2005
 
Monsanto: «Privatizziamo la porchetta»
Biopirateria La multinazionale americana del transgenico fa domanda per brevettare anche il maiale. Le proteste di Greenpeace
ANTONIO MASSARI
ROMA
Vogliono privatizzare la porchetta. Un maiale col numero di brevetto non s'è mai visto ma i vertici della Monsanto già se l'immaginano: a febbraio hanno inoltrato alla Wipo (la World inctelletual property organisation) due domande per brevettare il suino. E la Wipo, a sua volta, le ha inoltrate in ben 160 paesi, tra i quali non compare l'Italia, ma figurano Gran Bretagna, Germania, Stati Uniti, Russia, Brasile, Australia, Cina, India, Filippine e Nuova Zelanda. A questo tipo di «invenzioni» la multinazionale del transegnico è bene allenata: nel 2003 aveva brevettato il mais messicano e nel 2004 il Nap Hal, cioè il frumento indiano. «Si trattava di un vero e proprio furto ai danni degli indiani - dice Federica Ferrario, responsabile della campagna Ogm di Greenpeace -, nel brevetto non c'era nulla di nuovo rispetto al frumento che gli indiani usano da centinaia di anni e che ha fatto la fortuna del loro pane chapati».

E infatti, dopo le furiose battaglie condotte da Greenpeace, quei brevetti la Monsanto se li è visti sfilare sotto il naso: entrambi revocati.

Ora ci prova con i maiali, che non sono esattamente un'invenzione industriale. Tra i requisiti previsti dalla legge sui brevetti, al suino gliene mancherebbero parecchi: non è propriamente figlio della tecnica, non rappresenta una nuova specie vegetale (grugnisce), né, tantomeno, possiamo considerarlo una novità: lo alleviamo da 40mila anni almeno. Ma intorno alla sua carne girano 38 milardi di dollari ogni anno. Quindi la Monsanto tira dritto e Greenpeace, che ne ha scoperto il tentativo, assicura che non si tratta di una buona notizia.

Il problema è etico, visto che parliamo di brevettare essere viventi. E anche economico, poiché - se il brevetto fosse consentito - devasterebbe letteralmente l'economia sui cui fanno affidamento migliaia di allevatori in tutto il mondo. La denuncia dell'ennesimo atto di bio-pirateria arriva da Nuova Dheli: «Abbiamo scoperto che la Monsanto ha presentato una domanda per brevettare maiali con determinate caratteristiche e alcuni metodi di allevamento», ha dichiarato Eric Gall, durante una conferenza sulla biodiversità e - appunto - sulla biopirateria. L'intento è chiaro: «Stanno cercando ancora una volta di controllare il cibo. Quest'operazione rappresenta un abuso delle norme sulla brevettabilità e un affronto agli allevatori di tutto il mondo». Se il brevetto sarà concesso, aggiunge Greenpeace, le conseguenze saranno disastrose: «Non si potranno più allevare maiali che presentano determinate caratteristiche - continua Eric Gall - oppure, chi vorrà allevarli, dovrà pagare delle royalties alla Monsanto».

E in gioco non ci sono soltanto i maiali, ma anche le modalità di allevamento, anch'esse coinvolte nel meccanismo delle royalties: «Il brevetto richiesto - continua infatti Greenpeace - copre anche lo screening di specifiche caratteristiche genetiche naturali». Quelle, per esempio, che consentono ai maiali di crescere più velocemente: «A questo punto è chiaro», conclude Eric Gall, «che se il brevetto venisse concesso la Monsanto controllerebbe la riproduzione dei maiali. E tutto questo senza che dietro esista nessuna reale invenzione».

Tra le caratteristiche principali dei maiali sotto brevetto, la velocità di riproduzione oppure il peso. «Non è possibile: non si può brevettare un animale», conclude Federica Ferrari: «E' davvero la prima volta che accade: ma l'incredibile è che loro ci provano ugualmente. E anche in questo caso non rivendicano nulla di nuovo. Parliamo di tecniche comuni a tutti gli allevatori, che da tempo utilizzano sia l'inseminazione artificiale, sia la molteplicità degli incroci necessari a far nascere determinati tipi di maiali».

Presto ben centosessanta paesi passeranno al vaglio le domande inoltrate. Che dire: un grugnito le seppelirà. O almeno si spera.


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martedì, agosto 02, 2005
 
Anche il film per non dimenticare
Un sondaggio rivela: solo il 22% dei giovani conosce la matrice del massacro
In occasione del 25º anniversario della strage alla stazione del 2 agosto 1980 i familiari delle vittime arriveranno in massa a Bologna da tutta Italia, ma anche dall'estero ...
scritto da alp | 10:13 | commenti | Torna in plancia

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giovedì, giugno 16, 2005
 

Piangi, Argentina
LUIS SEPÚLVEDA
Hai sentito le notizie? mi dice una cara amica da Buenos Aires. E' presto nella capitale argentina, fa freddo - aggiunge - ma l'entusiasmo della sua voce scavalca l'oceano e mi arriva calda, piena di speranze. No, non ho sentito niente, le dico. Lei mette il telefono vicino alla radio e posso sentire. La corte suprema di giustizia ha abolito le leggi maledette del Punto finale e dell'Obbedienza dovuta.

Queste leggi sono state negoziate alle spalle delle vittime, alle spalle delle madri e delle nonne di Plaza de Mayo, alle spalle di tutti quelli che, dall'anonimato di cui è fatta una paura molto più durevole di quella dei dittatori, continuavano in silenzio a cercare i loro morti e difendevano la segreta e ostinata speranza di un atto di giustizia. Leggi maledette, nate da un curioso concetto di «riconciliazione nazionale» che obbligava le vittime a dimenticare e permetteva agli assassini di passeggiare in totale impunità.

Ricordo l'alterco, la rabbia di Miguel Bonasso quando in un ristorante inciampò nel «Tigre» Acosta, uno dei principali torturatori della scuola meccanica dell'armata, la Esma, secondo una sigla già iscritta nella storia universale dell'infamia. Codardo senza la sua uniforme, codardo senza le sue belve armate, codardo senza «la patria» come salvacondotto, «El Tigre» Acosta se la fece addosso davanti alla sua amante e ai suoi figli quando Bonasso gli si parò davanti e gli disse «sono solo e disarmato, fammi vedere quanto sei coraggioso, soldatino figlio di puttana». Puzzando senza alcun controllo, la merda che s'allargava nei pantaloni, balbettò «non faccia così signor Bonasso, io sono amnistiato dalle leggi di Obediencia debida, facevo quel che mi ordinavano».

Il mio amico e compagno Miguel Bonasso, ex guerrigliero montonero, ora deputato eletto con molti, moltissimi voti di gente che non ha mai perso la speranza, sputò in faccia al «coraggioso» militare argentino.

Ora se la chiesa cattolica, complice dei dittatori e dei torturatori, se il menemismo, la parte più reazionaria, mafiosa e fascista del peronismo, non tentano giochetti sporchi per salvare coloro che hanno amnistiato applicando loro le leggi maledette del Punto finale e dell'Obbedienza dovuta, finalmente i criminali dovranno sedere sul banco degli imputati e rispondere dei loro crimini.

Se la coppia Bush-Condoleezza Rice, che non sa nemmeno dove sia l'Argentina sulla mappa, non provano a dare qualche «consiglio» per evitare di «aprire ferite già chiuse» - perché sono stati gli Stati uniti ad addestrare i torturatori - è possibile che si possa arrivare al punto più doloroso della storia e sapere dove sono i quasi trentamila desaparecidos, sapere che ne fecero di loro, di quei compagni e quelle compagne la cui età media era di venticinque anni, e soprattutto sarà possibile recuperare i tanti bambini che sono stati perduti nel labirinto dell'orrore.

Neanche l'Organizzazione degli stati americani, la Oea, deve metterci bocca, e men che meno José Miguel Insulza, il cancelliere cileno che salvò Pinochet dall'estradizione da Londra a Madrid. Le istituzioni che hanno tradito i popoli dell'America latina devono starsene zitte, non hanno esercitato altro che il servilismo di fronte agli Stati uniti, mai hanno servito i loro popoli e mai li serviranno.

Buone notizie arrivano da Buenos Aires. La mia amica piange in silenzio. Le sue lacrime sono acqua benedetta che annaffia i fiori ostinati della speranza.

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scritto da sanspapier | 07:24 | commenti | Torna in plancia

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martedì, giugno 14, 2005
 

RIMETTIAMOCI AL LAVORO SULLA LAICITÀ. "DIALOGANDO"


32871. ROMA-ADISTA. Guardare oltre il buco nero del referendum sulla legge 40, per ripensare in modo nuovo la laicità e il rapporto tra Stato e Chiese: è questo quello che si propone la neonata associazione, dal nome provvisorio di "Dialogando", promosso da un gruppo di intellettuali, professori e parlamentari, di area cattolica e laica.
"Dialogando", se questo sarà il nome definitivo, fa tesoro dell'esperienza di riflessione e di confronto tra laici e cattolici che ha portato al documento dei '3 sì' al referendum diffuso a febbraio (v. Adista n. 12/05): 'veterani' di quella esperienza sono Stefano Ceccanti, Claudia Mancina, Miriam Mafai, Giorgio Tonini, Michele Salvati, Marco Ivaldo. Ad essi si sono aggiunti, tra gli altri, la deputata Ds Elena Montecchi, i giornalisti Antonio Polito e Marco Politi, il direttore di 'Confronti' Paolo Naso (valdese), l'assessore regionale del Lazio Giulia Rodano, il politologo Gian Enrico Rusconi, ed anche un religioso, il monaco della comunità ecumenica di Bose Riccardo Larini.
La necessità di una riflessione su una nuova laicità nasce dalla constatazione della crisi del modello 'tradizionale' di laicità, spiega Claudia Mancina, quello francese, che sancisce una completa esclusione dalla sfera pubblica di ogni riferimento all'identità e al sentimento religioso. Un modello riproposto recentemente in Francia, a quasi un secolo dalla legge francese del 1905 che ne è la più completa espressione.
Tuttavia, la genesi della crisi di una società aperta e multiculturale come quella olandese, fino all'uccisione del leader nazionalista Pim Fortuyn, induce a ripensare ai rischi di marginalizzazione e di disgregazione sociale insiti in un modello che declina la 'tolleranza' come mera 'indifferenza', relegando la religiosità nella sfera privata. Invece, come si legge nella bozza di programma della neonata associazione, "in un contesto multiculturale e multireligioso, la spinta ad una presenza delle religioni nella sfera pubblica è più forte, e più difficile da realizzare la neutralità dello Stato".
Ma anche il recente - e lacerante - dibattito referendario deve essere stimolo per un "ripensamento del confine tra pubblico e privato": i temi etici, che coinvolgono la vita, la morte, la famiglia, la sessualità, sono destinati, secondo Stefano Ceccanti, a occupare un ruolo sempre più centrale nell'agenda parlamentare, anche - ma non solo - per effetto della 'doppia devolution' (verso l'alto e verso il basso, Parlamento europeo e Regioni). In questi campi, la "libertà di coscienza" rischia di essere un criterio inadeguato: "a nessun individuo e a nessun gruppo dev'esser chiesto di mettere tra parentesi la sua identità religiosa", tuttavia è indispensabile - per arrivare a soluzioni condivise dai più, in grado di 'reggere' ai cambiamenti di maggioranza connaturati nel bipolarismo - che questa sia espressa "in modo tollerante e coerente con i principi liberali della libertà individuale e dell'eguale rispetto dovuto a tutti".
Alla base della nuova idea di laicità, cercata dal gruppo, alcuni punti fermi: nessuna religione è per sé fondamentalista, ma può invece "essere compatibile con una società liberale", come testimonia la storia del cristianesimo; la neutralità dello Stato va riaffermata, nel senso di una imparzialità verso i diversi credi che non deve tradursi nell'emarginazione del sentimento religioso e, in certa misura, dei suoi simboli, come il velo; vanno respinte con uguale forza la "sovrapposizione tra identità religiosa e identità nazionale", o europea, o occidentale, e una "versione radicale e iperrelativistica del multiculturalismo". Ancora Claudia Mancina, infatti, sottolineava che questo progetto non nasce in contrapposizione ai cattolici.
"Non bisogna sottovalutare", ha ricordato Marco Ivaldo, "gli alti esiti" del dialogo tra Jürgen Habermas e l'allora card. Ratzinger (raccolti nel volume Ragione e fede in dialogo, Marsilio 2005, ndr) in direzione di un "apprendimento complementare" tra cultura laica e cattolica. L'accoglimento dell'esperienza e delle idee dell'altro richiede infatti l'assunzione - ciascuno dalla propria parte - di una forte responsabilità, nel solco di quanto predicato del Concilio Vaticano II. Spunti che però non devono far dimenticare la debolezza della cultura politica italiana, con il rischio di "reciproche strumentalizzazioni" che soffocano il dialogo e aprono lo spazio alle ingerenze degli esponenti religiosi nella sfera elettorale.

 
 

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scritto da alp | 15:45 | commenti | Torna in plancia

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referendum

 
Carlo Freccero: ''Un'Italia vecchia, subalterna alle suggestioni religiose e con poca cultura''
Interviste. ''Gli italiani degli anni 70, quelli del divorzio e dell’aborto, erano giovani e determinati. Oggi siamo un paese in crisi e la sinistra non si rinnova''.
Emiliano Sbaraglia


Il non raggiungimento del quorum per i quattro referendum sulla procreazione assistita apre un dibattito di ampio respiro sulle condizioni di salute, in senso morale e culturale, dell'Italia. Ne discutiamo con Carlo Freccero, intellettuale di lunga esperienza nel campo della comunicazione e dell’attività artistica pubblica, di cui si è occupato in qualità di direttore prima dei canali Mediaset (dagli inizi degli anni Ottanta), poi di quelli Rai (consulente Rai Uno nel 1993 e già a capo di Raidue dal 1996 al 2002), scrivendo nel frattempo una serie di saggi di carattere scientifico-divulgativo sull’argomento.

Dunque Freccero, la prima domanda è scontata. Lei è andato a votare?
Ovviamente. Un dovere svolto appieno già alle dieci di domenica mattina.

Che tipo di Italia emerge dall’esito di questo voto-non voto?
Che siamo un paese vecchio, e infatti la prima analisi che dovrebbe essere fatta da qualsiasi partito politico, quando ci si imbarca in certe avventure etico-morali, dovrebbe essere di tipo demografico. Al di là di questo, siamo un paese culturalmente deficitario, per non usare termini più pesanti. Infine, continuiamo a eleggere la religione quale insostituibile punto di riferimento. Riassumendo, credo che i tre aspetti fondamentali che si possono tirar fuori dal risultato di questo referendum siano questi: invecchiamento dominante, carenza culturale, suggestione religiosa.

E’ giusto tornare a interrogarsi sulla reale esistenza di un paese che si definisce costituzionalmente laico?
Per rispondere, voglio fare un passo indietro. L’Italia degli anni Settanta, quella del divorzio e dell’aborto, era giovane e determinata. E il potere simbolico della cultura, seppur contrastato dalle fortissime pressioni democristiane, di fatto si collocava a sinistra, in un orientamento di pensiero profondamente laico. Oggi, culturalmente, il pensiero laico è in crisi e rispecchia drammaticamente la crisi più ampia del resto del paese.

Quali sono gli obiettivi concreti di questo ritorno in massa dell’influenza clericale sulla vita politica e civile italiana?
Bisogna tener presente un elemento importante. Dal 2001 in poi si è ricominciato a parlare sempre più insistentemente di scontro di religione: dopo l’11 settembre, il valore di appartenenza a un credo religioso e la differenza religiosa vissuta come discriminazione tra soggetti sono aumentati a dismisura. E la percezione di questa tendenza era già abbastanza tangibile: da noi, basti soltanto pensare a come sono stati mediaticamente costruiti e riportati due eventi come la morte di Giovanni Paolo II e l’elezione di Benedetto XVI. Ma anche il successo di un film come “Passion” doveva essere interpretato come un inquietante campanello d’allarme. Oltre a questo, come accennavo prima, a differenza degli anni Settanta non si elaborano più visioni alternative, non c’è una prospettiva politica nuova elaborata da coloro che dovrebbero lavorare per questo: ci si limita ormai da tempo a fare solo i conti con se stessi. Di questo passo, ne vedremo delle belle. In senso negativo, naturalmente.

Malgrado la bassa percentuale nazionale, la partecipazione al voto al centro-nord e al centro-sud del paese rimane fortemente disomogenea. Si può affermare che la cultura dell’informazione, o meglio, della disinformazione, rimane lo strumento più sicuro per governare gli orientamenti della collettività?
Senza dubbio, e bisogna aggiungere che si tratta di una disinformazione ottenuta attraverso una raffinata tecnica di “rimozione inconsapevole” ai danni dell’individuo. Il lavoro di non-informazione, che nel contesto televisivo viene ormai applicato con scientifica progettualità, diviene il recupero di un modello coercitivo già in funzione nei decenni precedenti, quando veniva attuato attraverso più artigianali metodi di comunicazione. Di conseguenza, il dato che emerge dal sud del paese testimonia semplicemente che chi non ha altro medium di riferimento oltre quello pratico e convenzionale del mezzo televisivo, è condannato inevitabilmente a rimanere indietro, con tutte le conseguenze del caso. Ripeto, ne vedremo delle belle…

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scritto da sanspapier | 09:15 | commenti | Torna in plancia

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referendum

 

Il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha chiesto alla Consulta di esprimersi in merito ai poteri di Grazia attribuiti dalla Costituzione al Capo dello Stato. E' chiaro che la vicenda riguarda il caso di Adriano Sofri, al quale l'inquilino del Quirinale vorrebbe concedere un gesto di clemenza. Fino ad oggi ciò non è stato possibile per via della contrarietà del ministro della Giustizia Roberto Castelli, che si è rifiutato di controfirmare un eventuale provvedimento. Ciampi, sollevando davanti alla Consulta il conflitto di attribuzioni, vuole probabilmente sapere se può o meno concedere la Grazia senza il consenso del Guardasigilli.

"Accolgo con favore l'iniziativa, che farà chiarezza, una volta per tutte, sulla natura del potere di Grazia - ha commentato il leghista - in questo modo ciascuno potrà assumersi finalmente le proprie responsabilità".
Dello stesso tono anche il commento di Ignazio La Russia, convinto che su questo tema sia "necessaria un'interpretazione definitiva".
Sulla stessa lunghezza d'onda gli esponenti dell'opposizione. Per il dielle Ermete Realacci la decisione di Ciampi è "ineccepibile e doverosa", mentre il diessino Stefano Passigli ha espresso "viva soddisfazione".

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scritto da alp | 07:49 | commenti | Torna in plancia

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sofri



venerdì, maggio 13, 2005
 

La grande abbuffata


Cosa significano le olimpiadi invernali a Torino del febbraio 2006?
Innanzitutto un danno ambientale incalcolabile ed assurdo, che va dallo sconvolgimento degli ecosistemi delle valli piemontesi piu' belle, alla costruzione di mega-impianti sportivi e strade, al massiccio innevamento artificiale, allo spuntare di abnormi strutture ricettive che sicuramente cadranno in disuso un mese dopo la fine della kermesse.

In secondo luogo, un'occasione d'oro per i giochini dei potentati cittadini, regionali e nazionali dello sport e delle grandi opere, che da tempo si stanno spartendo (non senza litigare) gli spicchi della torta olimpica, fatta di sprechi di denaro pubblico, tangenti e sponsorizzazioni.

Infine, le olimpiadi costituiranno la scusa perfetta per "fare pulizia" dei soggetti indesiderati in zona, come normalmente accade nelle citta' sede dei giochi: barboni, squatters, immigrati e quant'altro possa "disturbare" il pacifico svolgersi dei giochi diverranno e stanno divenendo oggetto di "tolleranza zero".

E il tutto presentato come una grande favola: quella del rilancio di una regione, del prestigio di una citta' ormai economicamente decadente, della spinta al turismo... illusioni pret-a-porter buone per coprire le nefandezze del carrozzone olimpico, e niente piu'.
Partecipa alla campagna contro le olimpiadi invernali: pubblica informazioni ed iniziative sul newswire di indymedia piemunt:

- 03/05/05 - le olimpiadi tornano a uccidere

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venerdì, dicembre 10, 2004
 

Morta la madre di Peppino Impastato

di Benedetta Verrini (b.verrini@vita.it)

07/12/2004   
 
 
 
 
Felicia Bartolotta Impastato, madre del militante di Democrazia Proletaria ucciso su ordine del boss Tano Badalamenti, è morta nella sua casa di Cinisi
 
Felicia Bartolotta Impastato, madre del militante di Democrazia Proletaria ucciso su ordine del boss Tano Badalamenti, è morta nella sua casa di Cinisi

Schiva ma dal carattere deciso, Felicia Bartolotta difese fino all' ultimo le scelte di Peppino contro la prepotenza dei mafiosi e l' indifferenza e l' omerta' della gente di Cinisi, soggiogata da Badalamenti. Per anni si e' battuta nel nome del figlio, per ribaltare la ''verita' di comodo'' che voleva Peppino Impastato morto mentre stava compiendo un atto terrorista sistemando una bomba sui binari della linea ferrata. Dopo la morte del figlio, Felicia Bartolotta ha ricordato, durante dibattiti, in televisione, in incontri pubblici la figura e l' impegno sociale di Peppino, quel figlio 'ribelle' che andava a trovare nel garage dove abito' per qualche tempo, senza nascondersi dagli occhi di Badalamenti, la cui abitazione distava appena 'cento passi' dalla sua.
Ma il tempo ha riservato altri dolori alla madre di Peppino. Gli attentati al negozio della nuora, la moglie dell' altro figlio Giovanni, e per ultimo la condanna dell' altro figlio per diffamazione al legale di Badalamenti.
Giovanni Impastato e' stato infatti condannato a risarcire 2500 euro all' avvocato Paolo Gullo che lo aveva querelato perche' durante una puntata del Maurizio Costanzo show il fratello di Peppino aveva definito, sia pur indirettamente ''imbecille''. Il centro di documentazione intestato al militante di Dp aveva aperto un conto corrente affinche' chiunque potesse dare un contributo per coprire le spese. Alla fine il conto ha fatto registrare un saldo di 42 mila euro. Le offerte sono giunte da tutta Italia: gente comune, operai, casalinghe, anche giovani che avevano sentito il nome di Peppino Impastato per la prima volta al cinema durante la proiezione del film ''Cento passi'' che racconta la storia del giovane di Cinisi.  
 












scritto da alp | 16:49 | commenti | Torna in plancia

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memoria



venerdì, dicembre 03, 2004
 

 

 

 

 

 

 

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domenica, novembre 28, 2004
 
Politica
Volevano vendere pure Palazzo Chigi
di Bianca Di Giovanni

Le casse dello Stato sono talmente a secco che a quanto pare si pensava di vendere persino Palazzo Chigi. A rivelare l’inquietante retroscena - che dà le dimensioni del dissesto della Finanza pubblica - è Vincenzo Visco intervenendo al Consiglio nazionale dei commercialisti. Intanto, il presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo attacca: «Le tasse? È solo tattica elettorale» (di Roberto Rossi

Fonte: Unità on line




scritto da alp | 10:11 | commenti | Torna in plancia

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martedì, novembre 23, 2004
 

 
 
CONTRORDINE
I miei occhi hanno visto telegiornali...
ALESSANDRO ROBECCHI
Ho visto i telegiornali, sono informatissimo, so tutto quello che succede in Italia e nel mondo. Per esempio che hanno messo una pinna di plastica al delfino malato (Tg5). Oppure - caso davvero clamoroso, dove andremo a finire? - che a Mosca è arrivata la neve il 19 novembre (ancora Tg5). Poi si parla un po' di Wanna Marchi. Visto come sono informato? La frequentazione assidua del telegiornale dei puffi di Italia Uno mi sta facendo diventare un esperto di glutei. Con il freddo che fa fuori se vuoi vedere una spiaggia assolata e un bel paio di tette, c'è il servizio sul calendario del giorno, poi le ultime sul Grande Fratello, poi uno speciale sul Grande Fratello dell'anno scorso. C'è l'intervista ai giovani che guardano il Grande Fratello. E' l'informazione ai tempi del colera. Conto i casi di censura degli ultimi giorni, vanno da Hendel a Guerritore (Raiuno), da Travaglio (Sky) alla Mussolini (Raidue). A Radiorai, i giornalisti si sentono ordinare "vola più basso". Emilio Fede, scusate il termine, dà dei "terroristi" ai suoi redattori. Cade Mentana, il che significa che si è passati dalla fucilazione dei nemici (i Biagi, i Santoro) a quella degli amici non troppo stretti. I neutrali (ammesso che Mentana lo fosse) non sono più tollerati: la legge Gasparri li rende obsoleti, è autunno, cadono le foglie, anche quelle di fico. Col Tg1 imparo le sottigliezze della lingua. Se nel pastone politico si dice che "la maggioranza cerca l'intesa", significa che sono in corso sparatorie e agguati tra i banchi della destra. Se gli scappa detto che c'è "qualche disagio nella maggioranza" significa che siamo arrivati ai sacrifici umani. Funziona uguale Bruno Vespa: quando vedo che parla d'altro (le sette sataniche, la cronaca nera, i tarocchi) vado subito a controllare che non sia successo qualcosa di brutto a Silvio e ai suoi boys. Di solito è così: parlar d'altro, volare bassi è sempre una buona tattica. Per fortuna che c'è il Tg2, che ci racconta la ricetta della felicità: una sola aliquota fiscale del 19 per cento uguale per tutti, quella sì che è civiltà, ma purtroppo succede in Slovacchia.

In tutta questa libertà di informazione in cui mi immergo quotidianamente, sento un po' la mancanza della signora Gardini, la nuova portavoce di Forza Italia. Sarà che la voce di Silvio la portano tutti e dunque il suo ruolo è un po' superato. Sarà che l'inesperienza le ha giocato brutti scherzi e si è fatta beccare mentre raccontava in pubblico che Tremonti ha una macchinetta per mettersi le supposte. Ma sta di fatto che gli spazi della signora sono troppo stretti, che si potrebbe fare di più. Il portavoce serve essenzialmente per chiudere i panini del Tg1. Sapete come succede: si dice bene del governo, si dà spazio a una millimetrica dichiarazione della sinistra (a volte di Rutelli, perché la confusione mentale fa sempre ascolto) e poi si chiude con una dichiarazione della maggioranza. Ogni tanto si sbagliano: danno la reazione del governo prima ancora della notizia. Altre volte fanno prima e non danno nemmeno la notizia. E' questo meccanismo dell'informazione italiana che ci ha fatto conoscere Schifani. E' questo che ha reso popolare Bondi. E' con i grandi caratteristi che si fa il cinema. La Gardini, invece, si vede poco, se non la invitasse Vespa ogni tanto sarebbe un portavoce abbastanza afono. E' un caso di censura? Anche se le voci sono quelle di Silvio è giusto che il servizio pubblico faccia sentire tutte le voci di Silvio. Devo forse pensare che la Gardini sia considerata dai suoi stessi capi più impresentabile di Bondi? Non capisco perché la sinistra, sempre pronta a difendere i martiri della censura, non muova un dito per questa signora tanto a modo che - a parte quando parla delle supposte di Tremonti - porge con tanta grazia le opinioni del suo capo. Non straborda, non tracima come i suoi colleghi. Pratica l'arte della toccata e fuga. Ogni tanto spunta la Gardini e dice: tagliamo l'irpef! Zam, un lampo, e poi si continua con lo scandalo del maltempo o l'ammazzamento del giorno. Il portavoce subliminale funziona proprio così: un flash e si ritira nelle tenebre, le sue parole rimbombano per un istante e poi si torna ai cuccioli di iguana dello zoo di Pechino: giusto per la completezza dell'informazione. (alessandro robecchi)


 http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/21-Novembre-2004/art16.html


 









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giovedì, novembre 18, 2004
 
I familiari delle vittime dell' 11 settembre lanciano la sfida, condannano
l'insabbiamento della verità sui fatti dell'11 settembre

I parenti sfidano la Casa Bianca a fornire le risposte a 23 domande
Il Comitato che rappresenta le famiglie dell'11 settembre chiede a Bush di
testimoniare sotto giuramento
http://www.911truth.org/

"Mr. Bush, chi ha approvato il volo della famiglia bin Laden fuori dagli
Stati Uniti, quando tutti i voli commerciali erano stati bloccati?"
Questa è una delle 23 domande esplosive che George W. Bush e i suoi
collaboratori dovranno affrontare in una pubblica testimonianza, sotto
giuramento ed eventuale condanna per spergiuro, se i parenti delle persone
morte negli attacchi terroristici dell'11 settembre 2001 riusciranno a
spuntarla.
"Perché nessuno del nostro governo, a qualsiasi livello, non è stato
ritenuto responsabile per le innumerevoli deficienze che hanno permesso ai
fatti dell'11 settembre di accadere?"
Per più di un anno il Comitato che raccoglie le famiglie (FSC), un gruppo di
tredici "parenti dell'11 settembre" in rappresentanza di molti altri gruppi
familiari, ha controllato la Commissione governativa sull'11 settembre,
guidata dall'ex governatore del New Jersey Thomas Kean.
Un membro del FSC, Mindy Kleinberg è stata fra i primi ad essere sentita
quando la Commissione Kean ha tenuto le sue prime sedute. Lei ha messo in
allarme la Commissione con un numero di domande scottanti, comunque rimaste
senza risposta, e di contraddizioni nelle spiegazioni del governo su quello
che è avvenuto l'11 settembre.
(Per la trascrizione delle osservazioni della Kleinberg)
http://www.9-11commission.gov/hearings/hearing1/witness_kleinberg.htm
Quasi tutti gli argomenti sollevati dalla Kleinberg sono sempre più messi in
risalto nelle sedute pubbliche della Commissione Kean.
Lunedì, il Comitato FSC http://www.911independentcommission.org./ ha
lanciato la sua sfida a Bush, in seguito ai documenti con i quali
nell'ultima settimana la Commissione Kean ha invitato George W. Bush e Bill
Clinton a testimoniare. La Casa Bianca ha dichiarato che Bush sta
considerando di comparire davanti alla Commissione Kean, ma solo in seduta
segreta.
E anche se lui dovesse comparire, è improbabile che Bush affronterà domande
come una di quelle dell'elenco del Comitato FSC:
"La preghiamo di spiegarci perché lei è rimasto alla Scuola Elementare di
Sarasota, Florida, per una conferenza stampa, dopo che lei aveva finito di
ascoltare la lettura dei bambini, quando lei costituiva un obiettivo per i
terroristi e la sua presenza potenzialmente metteva in pericolo la vita dei
bambini stessi?"
(Infatti, Mr. Bush, il suo staff e il suo Servizio Segreto al seguito sono
stati in quella scuola, come si è visto in diretta alla televisione, fino
alle ore 9.32 del mattino dell'11 settembre, 45 minuti dopo che il primo
aeroplano si era schiantato contro il World Trade Center, e 27 minuti dal
momento che Bush veniva informato dello schianto del secondo aereo e aveva
reso noto alle 9.05 del mattino che "l'America è sotto attacco!", una
anomalia sulla quale la Casa Bianca non ha mai dato alcuna spiegazione.)
Nelle ultime settimane, i membri dei famigliari hanno rilasciato tutta una
serie di dichiarazioni con parole molto dure, imputando alla Amministrazione
di ostacolare l'inchiesta, ed inoltre lanciando accuse alla Commissione Kean
di rifiutare di esaminare prove evidenti ed importanti.Queste dichiarazioni
sono state pubblicate sul sito web del FSC:
Invece, nelle sue pubbliche udienze la Commissione Kean ha messo in luce la
propria riluttanza a perseguire controverse direzioni nell'inchiesta.
Risulta difficile immaginare che i suoi membri vogliano domandarsi se il
governo degli Stati Uniti abbia cercato di troncare con gli affari con Osama
Bin Laden prima degli attacchi, affari già riportati nella stampa Europea
nel 2001.
Ma i famigliari esigono la risposta a:
"Lei, o qualche agente del governo degli Stati Uniti, ha condotto qualche
trattativa o negoziazione con UBL, o con qualche rappresentante di UBL, o
con al-Qaeda?" ("UBL", Usama bin Laden è il modo del governo di indicare
Osama Bin Laden.)
La Commissione Kean non ha mostrato nemmeno qualche tendenza a seguire la
traccia degli "incontri di politica energetica" all'inizio del 2001 di
Cheney e delle trattative sugli oleodotti dell'Amministrazione Bush con i
Talebani fino al luglio del 2001, un argomento delicato che potrebbe essere
messo in evidenza se il governo avesse la bontà di rispondere alla domanda:
"Durante quello stesso periodo, lei o qualche rappresentante degli Stati
Uniti ha condotto qualche trattativa o negoziato con qualche governo estero,
o suoi agenti, o funzionari con rapporti con UBL?"
Ed è semplicemente inconcepibile che la Commissione Kean sempre si meravigli
fuori misura che qualcun altro, oltre ad Al-Qaeda, possa avere tratto
vantaggi dagli attacchi.
Ma i familiari non hanno paura delle ovvietà:
"Chi, individui, governi, agenzie, istituzioni, o gruppi può avere
beneficiato degli attacchi dell'11 settembre?"
Sebbene la Commissione Kean abbia accettato un accordo che limita in senso
restrittivo il suo accesso ai documenti della Casa Bianca che presentavano
in anticipo avvertimenti dettagliati di un possibile attacco terroristico,
il Governatore Kean nell'ultima settimana si è sentito fiducioso quanto
basta da dichiarare che non vi era "alcuna pistola fumante" ad indicare che
Bush aveva in anticipo una conoscenza specifica degli attacchi, almeno non
risultava nelle "parti dei documenti" che a Kean era stato concesso
consultare.
I famigliari non accettano questo, su prove parziali o sulla fiducia. Loro
esigono una risposta reale:
"Come Comandante Supremo, dal 1 maggio fino all'11 settembre 2001, lei ha
ricevuto qualche informazione da qualche funzionario o agente di qualche
agenzia di intelligence che UBL stava progettando di attaccare questa
nazione sul suo stesso territorio, usando come armi aeroplani, e
individuando come obiettivi punti rilevanti di New York City, durante la
settimana dell'11 settembre o proprio nel giorno esatto dell'11 settembre
2001?"
Meticolosamente ricercate, le domande del FSC a Bush riflettono molte delle
stesse preoccupazioni che hanno coinvolto milioni di persone in tutto il
mondo che presentano dubbi su molti particolari della storia ufficiale
dell'11 settembre 2001, ed esigono un'inchiesta veramente indipendente con
poteri giudiziari e testimonianze sotto giuramento, e non con restrizioni
auto-imposte, come il seguire "ammissibili" linee di indagine.
È difficile sgombrare il campo da queste preoccupazioni, dalla "teoria del
complotto", quando lo stesso governo USA ha usato prima di tutto nel modo
più oltraggioso questa teoria del complotto, la menzogna che Saddam stesse
nel retroscena degli attacchi, come uno dei pretesti per invadere l'Iraq.
Anche in questa materia i famigliari esigono di vedere il governo rendere
conto:
"Lei continua a ribadire che Saddam Hussein era collegato con al-Qaeda? Che
prove può produrre di qualche connessione fra al-Qaeda e il regime di
Hussein?"
Questi interrogativi dimostrano che i famigliari sono arrivati a capire che,
per quanto grandi siano il loro dolore e la loro tragedia, la posta in gioco
nella questione di far chiarezza sui fatti dell'11 settembre è ben più
grande, ed implica più della giustizia per le vittime e il risarcimento ben
dovuto alle famiglie. L'11 settembre è stato usato come la leva per far
cambiare il mondo. Tutti gli Americani, e dato l'impatto globale, tutte le
persone del mondo intero hanno la necessità di sentire le risposte alle
domande presentate ora dai famigliari.


Il documento del Comitato che rappresenta le famiglie delle vittime e le
domande da rivolgere al Presidente Bush da parte della Commissione sugli
avvenimenti riguardanti l'11 settembre


Il "Family Steering Committee": http://www.911independentcommission.org/
Il Comitato che rappresenta le famiglie delle vittime, alla Commissione
Indipendente sui fatti dell'11 settembre
Siti per far luce sulla verità sull'11 settembre a:
Septembereleventh.org http://www.septembereleventh.org/
911truth.org http://www.ny911truth.org/

Il Comitato che rappresenta i parenti delle vittime ritiene che il
Presidente Bush deve produrre testimonianza pubblica sotto giuramento al
gruppo al completo dei dieci membri che compongono la Commissione Nazionale
sugli Attacchi Terroristici contro gli Stati Uniti.
I Commissari sono responsabili collettivamente nell'adempiere al mandato
ricevuto dal Congresso. Quindi ogni Commissario deve avere completo accesso
alla testimonianza di tutti gli individui e alle informazioni critiche che
serviranno ad informare le decisioni e i consigli. La Commissione, davanti
all'auditorio del popolo Americano, deve interrogare il Presidente Bush in
una deposizione giurata e presentargli le seguenti domande:

1. Come Comandante Supremo, perché la mattina dell'11 settembre non siete
ritornato immediatamente a Washington, D.C. o al Centro Comando Nazionale
dell'Esercito, visto che eravate consapevole che l'America si trovava sotto
attacco? Nello specifico, quando vi siete reso conto che l'America era
aggredita? Chi vi ha informato di questo fatto?
2. La mattina dell'11 settembre, chi era responsabile della nostra nazione,
mentre voi eravate lontano dal Centro Comando Nazionale dell'Esercito? Siete
stato informato o vi hanno consultato su tutte le decisioni prese in vostra
assenza?
3. Che azione difensiva avete ordinato personalmente per proteggere la
nostra nazione, durante la crisi dell'11 settembre? Quando sono stati dati
questi ordini, e a chi? Quali ordini sono stati eseguiti? Qual'è stato il
risultato di questi ordini? Ci sono stati ordini non eseguiti?
4. Secondo la vostra opinione, perché la nostra nazione si è trovata così
completamente impreparata a sostenere un attacco sul proprio stesso
territorio?
5. Il Capitano della Marina USA , Deborah Loewer, Direttore del Centro di
Controllo della Situazione dello Stato alla Casa Bianca, vi ha informato che
il primo aereo di linea si era schiantato sulla Prima Torre del World Trade
Center prima che voi entraste nella Scuola Elementare "Emma E. Booker" di
Sarasota, Florida.
La preghiamo di spiegarci la ragione perché avete deciso di continuare con
la visita programmata alle classi, quindici minuti dopo aver saputo che il
primo aereo dirottato si era abbattuto contro il World Trade Center.
6. É normale procedura che il Direttore del Centro di Controllo della
Situazione dello Stato alla Casa Bianca lavori con lei? Se sì, la preghiamo
di citarci qualche esempio accaduto in precedenza. Se invece non è una
normale procedura, la preghiamo di spiegarci le circostanze che hanno
indotto il Direttore del Centro di Controllo della Situazione dello Stato
alla Casa Bianca a chiedere di accompagnarla in Florida durante la settimana
dell'11 settembre.
7. Che piano di azione vi ha indotto a rimanervene immobile, anche dopo che
Andrew Card vi ha informato che un secondo aereo di linea aveva colpito la
Seconda Torre del
World Trade Center, e l'America era sicuramente sotto attacco?
Approssimativamente, per quanto tempo siete rimasto nella scuola dopo il
messaggio di Card?
8. In che momento siete stato informato che altri velivoli erano stati
dirottati, oltre al Volo 11 e al Volo 175? Chi vi ha informato? Qual'è stata
la vostra linea di condotta come Comandante Supremo degli Stati Uniti?
9. Iniziando con il periodo di transizione tra l'Amministrazione Clinton e
la vostra, e terminando con l'11 settembre 2001, nello specifico che
informazioni, (verbali o scritte), avete ricevuto sui terroristi, su
possibili attacchi e obiettivi, e da quali fonti?
Con questo si intenderebbero riunioni informative e comunicazioni da:
* funzionari uscenti dell'Amministrazione Clinton
* CIA, FBI, NSA, DoD ed altre agenzie di intelligence
* servizi informativi, governi, dignitari o inviati diplomatici stranieri
* la Consigliera per la Sicurezza Nazionale, Condoleezza Rice
* Richard Clarke, l'ex zar del controterrorismo
10. In particolare, cosa avete appreso dalla riunione del 6 agosto 2001
sulla minaccia terroristica che stava per affrontare la nostra nazione?
Avete richiesto che venisse messo in atto qualche intervento? Avete
richiesto qualche ulteriore informazione da sviluppare e/o da preparare?
11. "Come Comandante Supremo, dal 1 maggio fino all'11 settembre 2001, avete
ricevuto qualche informazione da qualche funzionario, o agente di qualche
agenzia di intelligence, che UBL (Osama bin Laden) stava progettando di
attaccare questa nazione sul suo stesso territorio, usando come armi
aeroplani, e individuando come obiettivi punti rilevanti di New York City,
durante la settimana dell'11 settembre o proprio nel giorno esatto dell'11
settembre 2001?"
12. Che misure difensive avete preso in risposta ai pre-allarmi dell'11
settembre provenienti da undici nazioni su un attacco terroristico, alcuni
di questi citavano proprio di un attacco continentale negli Stati Uniti?
Avete predisposto qualche direttiva in reazione a questi possibili
interventi terroristici? Se sì, con quali risultati?
13. Come Comandante Supremo dal 1 maggio 2001 fino all'11 settembre 2001,
lei o qualche funzionario del Governo degli Stati Uniti avete condotto
qualche negoziato o incontro con UBL, o con qualche agente di UBL, o con
al-Qaeda? Durante questo stesso periodo, lei o qualche funzionario del
Governo degli Stati Uniti avete condotto qualche negoziato o incontro con
governi stranieri, i loro agenti o funzionari riguardanti UBL? Se sì, con
quali risultati?
14. Il vostro programma per l'11 settembre 2001 era di dominio pubblico fin
dal 7 settembre 2001. La scuola "Emma E. Booker" si trova solo a cinque
miglia dall'aeroporto di Bradenton; allora voi, e quindi i bambini della
scuola, potevate costituire un obiettivo per i terroristi dell'11 settembre.
Qual'è stata l'intenzione del Servizio Segreto nel consentirvi di rimanere
nella scuola elementare "Emma E. Booker", anche se si aveva la piena
consapevolezza che l'America si trovava sotto attacco?
15. La preghiamo di spiegare perché è rimasto nella scuola elementare di
Sarasota, Florida, per una conferenza stampa, dopo che avevate terminato di
ascoltare la lettura dei bambini, quando eravate un obiettivo per i
terroristi, e la vostra presenza potenzialmente metteva in pericolo le vite
dei bambini?
16. Qual'è stata la giustificazione dei diversi blocchi della Forza Aerea,
che non si è levata in volo l'11 settembre? L'Air Force One (l'aereo
presidenziale) in qualche momento del giorno 11 settembre è stato obiettivo
dei terroristi? Il cifrario dell'Air Force One è stato mai violato l'11
settembre?
17.Vi è stata una ragione per cui l'Air Force One è decollato senza una
scorta militare, benché ci fosse ampiamente il tempo di consentire a jets
militari di arrivare?
18. Cosa ha provocato il vostro rifiuto a rilasciare informazioni
riguardanti appoggi e finanziamenti stranieri ai terroristi, come è
dimostrato dalla inacessibilità alle 28 pagine redatte nel Rapporto
sull'Inchiesta della Commissione Congiunta di Intelligence? Che iniziative
avete personalmente intrapreso dall'11 settembre per ostacolare l'appoggio
straniero al terrorismo?
19. Chi ha approvato il volo della famiglia bin Laden fuori dagli Stati
Uniti, quando tutti i voli commerciali erano stati bloccati, quando vi era
l'opportunità almeno di un minimo di interrogatorio da parte del FBI, e
specialmente quando due dei membri della famiglia avevano avuto collegamenti
con WAMY, una istituzione benefica sospettata di finanziare il terrorismo?
Chi erano i membri della famiglia di bin Laden che avevano avuto questa
concessione, un privilegio però non concesso a quei familiari Americani che
avevano voluto bene a qualcuno che era stato ammazzato l'11 settembre?
20. La preghiamo di spiegarci perché nessuno del nostro governo, a qualsiasi
livello, non è stato ritenuto responsabile per le innumerevoli deficienze
che hanno permesso ai fatti dell'11 settembre di accadere?
21. La preghiamo di commentare il fatto che le note segnaletiche di UBL
(Osama) sul tabellone del FBI che indica i Dieci Latitanti più Importanti da
Catturare non prendano in considerazione gli attacchi dell'11 settembre. A
vostra conoscenza, quando è stata l'ultima volta che qualche agente del
nostro governo ha avuto contatti con UBL? Se prima dell'11 settembre, ci
venga specificata la data di questo contatto e in che contesto è avvenuto
l'incontro.
22. Continuate ancora a ribadire che Saddam Hussein era collegato con
al-Qaeda?
Che prove potete produrre di qualche connessione fra al-Qaeda e il regime di
Hussein?
23. Chi, individui, governi, agenzie, istituzioni, o gruppi, può avere
beneficiato degli attacchi dell'11 settembre? La preghiamo di specificare il
suo pensiero su chi possa averne tratto vantaggi.




 
TV E MINORI - Commissioni Camera, ok a bimbi negli spot
  Cancellato il divieto di utilizzare bambini per spot pubblicitari. Le commissioni Cultura e Trasporti della Camera hanno licenziato il testo che modifica parti della legge Gasparri per quanto riguarda la tutela dei bambini nella programmazione tv. Il provvedimento vieta la pubblicita' di bevande alcoliche all'interno dei programmi rivolti a bambini e adolescenti e durante la fascia oraria 'protetta' dalle 16 alle 19.
scritto da alp | 19:17 | commenti | Torna in plancia

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martedì, novembre 16, 2004
 

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